<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625</id><updated>2011-10-25T00:39:16.399+02:00</updated><category term='favole'/><category term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>favolette</title><subtitle type='html'>Favole per bimbi da mondi inventati. 
Storie, cornici senza ritratto, parole e finzioni...</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>13</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-8144821672797583287</id><published>2010-11-18T19:05:00.005+01:00</published><updated>2010-11-19T18:39:11.972+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>Il Calabbrone</title><content type='html'>IL CALABBRONE
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
C’era una volta UN CALABBRONE, molto nero e poco marrone. E subito tutti giù a correggere, sento già le voci:
-Non si scrive così, ma con una sola B!-
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E invece no! Questo si scrive calabbrone con due BB, e non solo perché a me piace così, ma per una precisa ragione. Il calabbrone in questione aveva, infatti, due labbra enormi, gonfie come un canotto e cicciotte come quelle delle attrici di Hollywood. Non a caso era una calabbrone della Calabrifornia, un paese tra la Calabria e la California, un posto così meraviglioso che se non ci siete stati è inutile che mi sforzo di spiegarvelo.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Fatto sta che il nostro calabbrone era proprio felice, svolazzava da tutte le parti senza una ragione, si posava su un fiore e poi scappava via, accompagnato dal suo bel ronzio infastidiva chi gli pareva, entrava in una casa e si metteva a girare intorno ai capelli di una bambina.
Non c’era cosa che gli piaceva di più che fare i dispetti, si divertiva come un matto ad infilarsi dentro il finestrino aperto di una macchina in corsa e gettare nel panico tutti quanti.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Con gli altri insetti poi, faceva il gradasso. Se incontrava una mosca, un’ape o peggio un moscerino non perdeva occasione per prenderli in giro, si vantava della sua corazza da guerriero, diceva a tutti che era il più forte, resistente e meglio equipaggiato per affrontare le insidie del volo.
Per dimostrarlo a volte faceva il matto, si scagliava a tutta velocità contro un muro, sbatteva forte, cadeva e poi si rialzava in volo gridando scalmanato:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Provateci voi se avete coraggio!-&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Insomma, il calabbrone era uno sbruffone sereno e spensierato, il re degli insetti volanti, più d’ogni altro amava volare, volava più a lungo e meglio di chiunque altro, meglio degli aeroplani, più veloce delle aquile. Minaccioso nella sua nera armatura, forte e slanciato, era il cavaliere errante dell’aria senza macchia e senza paura, paladino degli scherzi improvvisi e provocatore instancabile.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ma la vita a volte riserva delle sorprese.
Quando tutto sembrava scivolare tranquillo, liscio come l’olio su una fetta di pomodoro, ecco che arriva l’imprevisto: dovete sapere che in quel paese viveva uno scienziato, uno scienziato scrupoloso e precisino, uno di quei topini da laboratorio che segue un’idea per tutta la vita, la rincorre dappertutto finchè quella, stanca di fuggire, non si fa raggiungere e, tanto per essere lasciata in pace, svela tutti i suoi segreti.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Questo scienziato si chiamava il DOTT.GIANLUMACA, portava gli occhiali ed era lentissimo in ogni cosa che faceva. Per farsi la barba ci metteva sei ore, per leggere il giornale gli serviva una giornata intera, e quando decideva di accendere la luce ormai s’era fatto giorno.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il Dott.Gianlumaca viveva in una speluca, beveva sambuca e aveva passato gli ultimi trent’anni della sua vita a studiare i calabroni.
Li studiava, bisogna dirlo, perché li odiava.
Da bambino una volta, per punirlo, la mamma lo aveva chiuso dentro lo sgabuzzino, con la luce accesa però, e in quel momento per punizione, era entrato il calabbrone. Gianlumaca piccolino, magro e anche un po’ bruttino, s’era spaventato come solo si può spaventare un  bambino, e da quella volta giurò che avrebbe imparato a conoscere da vicino il suo nemico, così vicino, col microscopio, che un’aletta sembrava un aeroplano e una zampetta un palazzo di sei metri.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E più lo studiava più si convinceva che qualcosa non tornava, voleva prendersi la sua vendetta, era sicuro di avere ragione, non voleva vedere più volare un solo calabrone. Così si mise a paragonarlo con tutti gli esseri e gli oggetti volanti, identificati e non, catalitici e catatonici, con le ali le eliche e a propulsione spaziale.
Con ognuno di questi confrontò il calabrone, e con le armi della scienza arrivò ad una conclusione.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Ci arrivò in un giorno come tanti, di ritorno dalla posta, senza volerlo e neanche a farlo apposta.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Non può volare!-&lt;/span&gt; si fermò in mezzo alla strada colto da un’ispirazione.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-NON PUÓ VOLARE!!-&lt;/span&gt; cominciò a gridare abbracciando gli sconosciuti come un invasato, così felice che sembrava indemoniato.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Non può volare!-&lt;/span&gt; prese a cantare tutto intonato, chi lo guardava pensava che fosse matto come un kamikaze.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il Dott.Gianlumaca corse di fretta al suo laboratorio, finì i suoi calcoli e scrisse una lettera all’Università, che diceva pressappoco così:
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;"Egregi colleghi,
Dopo attenti esami e numerose analisi, considerato il peso, la forma e la dimensione, il coefficiente aerodinamico e quello che dice la televisione… Io, Professore Emerito Dottor Gianlumaca, dichiaro alla scienza un principio elementare: IL CALABRONE NON PUÓ VOLARE!"&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Scandalo e sconcerto generali, la notizia finisce su tutti i giornali, ne parla il Presidente in conferenza stampa e lo conferma il Papa dalla cima di un balcone:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Hai finito di volare, amico calabrone!”&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Al diretto interessato il messaggio non era ancora arrivato, ne era completamente all’oscuro, perciò continuava a volare, felice come aveva sempre fatto, spensierato e sicuro.
Volava per caso quel giorno davanti alla casa dello scienziato, entrò dalla finestra per fare un po’ di casino, come piaceva a lui, senza motivo.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il Dott.Gianlumaca lo aspettava da tempo, aspettava sia lui che quel momento, non c’era cosa al mondo che lo poteva fare più contento di dire in faccia al suo nemico che alla fine aveva vinto lui. Perciò si piazzò in mezzo alla stanza, e mentre il calabbrone gli girava intorno tutto divertito, alzò la mano a mezz’aria in segno di stop.
Il calabbrone, preso di sorpresa, si bloccò.
Il dottore abbassò la mano e con l’altra mostrò un attestato in carta rilegata. Indicò il contenuto e fece di no col dito:
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Leggi attentamente, c’è scritto chiaro e tondo, leggi fino in fondo e non ti perdere una parola: TU—NON—PUOI—VOLARE!-&lt;/span&gt;
Scandì il suo verdetto con grande precisione, e si gustava la faccia sconvolta del povero calabbrone.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;
-Come io non può volare?-&lt;/span&gt; rispose inebetito &lt;span style="font-style: italic;"&gt;-IO VOLA DA SEMPRE. IO PIACE VOLARE!-&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Anche a me piace giocare a palla sott’acqua in un mare di cioccolato blu, ma nella vita uno mica può fare quello che gli pare. Lo dice la scienza esatta, leggi qui: NON PUOI VOLARE!-&lt;/span&gt;
Il Dott.Gianlumaca se la rideva sotto i baffi, le sue prove inconfutabili gli davano ragione, nessuno poteva ignorarle, nemmeno il calabbrone.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;
-Io…? Volare…?? No…???-&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il poveretto non ci capiva più niente, si sentiva smarrito: il senso della sua vita, la scienza aveva deciso.
E più ci pensava più si sentiva stanco e appesantito, le sue ali perfette gli sembravano tutto ad un tratto incapaci al loro scopo, e quella corazza così voluminosa…
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Io sciocco! Io presuntuoso!-&lt;/span&gt; pensava, e gli girava la testa per lo sforzo di stare sospeso in aria
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Chi mai messo in testa? Io inetto! Come potuto pensare io essere un superinsetto?!?&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
E a forza di scoraggiarsi cadde in terra come una pera dall’albero.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Volavi perchè non sapevi di non poter volare! Ora hai finito di fare il gradasso, senza la tua fiducia non sembri così saggio, ti dirò di più: sembri uno scarafaggio!-&lt;/span&gt;
E mentre se la rideva di gusto, il dottore alzò il piedone per schiacciare il calabbrone sotto la suola della sua scarpa, quello fece appena in tempo a correre via sulle zampette, si rintanò in una fessura, triste come chi ha perso tutto e non può farci niente.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Proprio vero-&lt;/span&gt; si ripeteva &lt;span style="font-style: italic;"&gt;–Io non può volare. Poco da fare…io non può volare!-&lt;/span&gt;
Nel giro di pochi giorni il calabbrone diventò lo zimbello del regno animale, era caduto in depressione.
Persino i girini nello stagno gli giravano alla larga sghignazzando tutti in coro. Quando passava, le formiche gli facevano il verso, le più buffone tra loro facevano l’imitazione del calabbrone che prova a volare e casca come un pollo.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Insomma, un momentaccio per il calabbrone, la sua aria da sbruffone s’era trasformata in una faccia triste con espressione insicura.
Tutta la sua allegria, la sua energia se n’era andata via come un ricordo buffo che ancora ti fa ridere  ma non ricordi più il perché. Nascosto sotto una foglia, il calabbrone cercava di farsi vedere in giro il meno possibile, usciva solo di notte per mangiare un boccone e poi si rinchiudeva nel Bar della Larva, il regno degli insetti falliti, scocciati, ubriaconi e arrabbiati. L’unico posto dove ogni larva di qualsiasi forma, condizione, peso e dimensione poteva sfogarsi liberamente contro il destino infame.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Ma che bella farfallina-&lt;/span&gt; dicevano facendo il verso
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;–A loro la gloria e a noi il lavoro sporco! Ce la vorrei proprio vedere una di quelle delicatine a scavare una tana nel legno per sei mesi!!-&lt;/span&gt;
poi finiva sempre che qualcuno esclamava la sua sfortuna peggiore di qualsiasi altra, il succo di margherita andava alla testa e giù una rissa.
Tutte le sante notti la stessa storia.
Il calabbrone neanche partecipava, aveva perso interesse per tutto e se ne stava al bancone in compagnia del barista Jack il Vespone che lo guardava storto.
Era un barista burbero ed anche un po’ strabico.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Una notte, all’ora di chiusura, mentre Jack già brontolava per mandare tutti a casa e gli ultimi rimasti barcollavano commossi nell’ora dello sconforto…entrò d’improvviso, sbattendo da tutte le parti, col volo più sbilenco che si possa immaginare, una vecchia conoscenza: LA ZAZÁ, zanzara ubriacona, magra come un chiodo.
La zazà soffriva di un disturbo strano: mentre alle altre zanzare succhiare un po’ di sangue faceva bene, s’ingrassavano e diventavano forti, a lei dava alla testa, si ubriacava come una pazza, sbandava e diceva stupidaggini, era sempre più rinsecchita e cominciava ad essere convinta che in un’altra vita faceva l’investigatore privato.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Dopo un po’ nessuno le dava più retta, e come spesso capita quando gli altri non stanno ad ascoltare, vengono fuori le cose migliori che ci sono da dire. La zazà quella sera era particolarmente in vena, e sbatacchiò stordita fino al bancone, a fianco del calabbrone.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Serata sbagliata zazà, lascia stare…-&lt;/span&gt; disse quello
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Qui è notte fonda se non ti dai una mossa, altro che serata!-&lt;/span&gt; rispose zazà sbiascicando, &lt;span style="font-style: italic;"&gt;-tra poco viene mattina e tu hai intenzione di stare a lamentarti tutto il giorno?!?-&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Facile per te che può volare!-&lt;/span&gt; disse il calabbrone
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Puoi o non puoi…Ognuno può quel che si sente. E non si può soltanto quello che non si vuole. Vieni con me-&lt;/span&gt; e la zaza trascinò il calabbrone fuori dal bar.
Il sole faceva timido capolino coi suoi raggi più sottili, la natura cominciava a svegliarsi rumorosa.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Guarda là-&lt;/span&gt; fece la zazà &lt;span style="font-style: italic;"&gt;–pensi ci sia un motivo per cui quella stupida larva debba diventare una farfalla?!-&lt;/span&gt; disse indicando una larva sbronza che faceva la corte ad un filo d’erba.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-O quel coleottero, credi sia possibile sollevare ottocentocinquanta volte il proprio peso?!-&lt;/span&gt; il calabbrone non ci aveva mai pensato.&lt;span style="font-style: italic;"&gt;
-Nessuno qui chiede il permesso per essere quello che è-&lt;/span&gt; continuò la zazà &lt;span style="font-style: italic;"&gt;–La possibilità è un lusso per gli scienziati. Fai ciò che ti viene meglio e fallo con piacere. E chi può cosa lo deciderà il caso!-&lt;/span&gt;
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Il sole già si alzava frettoloso e un vento fresco puliva l’aria.
Il calabbrone alzò il muso da terra e l’annusò, vide il cielo e si disse di sì: aveva una voglia matta di volare. Le ali risposero eccitate a quell’istinto e iniziarono a sbattere come la pale di un motore pronto al decollo, meno di un secondo e già il calabbrone ronzava via veloce come un razzo.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Prima destinazione: casa del Dott.Gianlumaca, che ronfava nel letto con gli occhiali addosso e un microscopio sotto il cuscino. Il calabbrone gli volò vicino, si posò sul suo naso e con fare dispettoso aspettò, vittorioso.
Il dottore si svegliò di soprassalto, guardò in alto e lo vide lì, volare allegramente come se niente fosse.
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;–Come ti permetti?! Ancora tu??-&lt;/span&gt;  urlò il dottore fuori di sé &lt;span style="font-style: italic;"&gt;–Non puoi volare senza il permesso della scienza!-&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;-Beh…sai che c’è?-&lt;/span&gt; rispose il calabbrone &lt;span style="font-style: italic;"&gt;–Vai dalla scienza a dire: grazie lo stesso, faccio da me!-&lt;/span&gt;
Poi si voltò con grande stile, alzò il pungiglione e con un perfetto tuffo all’indietro in volo coordinato, si fiondò sul nasone dello scienziato.
&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
Questa storia finisce così, col Dott.Gianlumaca che urla alla finestra, il calabbrone che ancora oggi vola buffone dove gli pare, la zazà che prova una cura per la disintossicazione e Jack il vespone che ha trovato una vespa ed è scappato in Turchia.
C’è chi lavora, chi si lamenta e chi mangia di tutto, venite a trovarci e sarete ben accetti, in questo matto mondo d’insetti.&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-8144821672797583287?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/8144821672797583287/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/11/il-calabbrone.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/8144821672797583287'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/8144821672797583287'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/11/il-calabbrone.html' title='Il Calabbrone'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-6344251854044012734</id><published>2010-02-15T22:48:00.009+01:00</published><updated>2010-02-15T23:12:11.733+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART ULTIMA -</title><content type='html'>&lt;meta name="Title" content=""&gt; 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&lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Mezcal.Il verme sentenzia&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;: &lt;i&gt;“finalmente ce l’hai fatta a scordare il tuo passato… Quanta vita hai faticato per non perderlo di vista! &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;Non c’è tempo qui, non c’è misura. Non cercare il tuo riflesso. Sono solo io: te stesso”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Sono il verme, senza dubbio.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Mi sono bevuto, il cervello m’inganna.
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDT6VfLsI/AAAAAAAAAKk/AtzTDGDQqTA/s1600-h/_MG_4948.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDT6VfLsI/AAAAAAAAAKk/AtzTDGDQqTA/s320/_MG_4948.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438592771870895810" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Sono ovunque. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Cammino sopra l’acqua, lungo il paseo del mar: &lt;b&gt;una striscia d’orizzonte azzurro in fiamme,&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; riflessi di sole fino al rosa flamingo verso la fine del mondo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Posso colorare il cielo di Holbox, posso rovinare tutto.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Oc non c’è più&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;, è rimasto il cane. Mi segue, nel deserto del nord, mi guarda.
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDHwXq1HI/AAAAAAAAAKc/HIIGl1qvgV0/s1600-h/Mexico-Deserto045.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 202px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDHwXq1HI/AAAAAAAAAKc/HIIGl1qvgV0/s320/Mexico-Deserto045.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438592563037262962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Continuo a perdere la vista: &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style=""&gt; &lt;/span&gt;nel rosa del mare, mi volto e la vedo: &lt;b&gt;una geisha, grande come la schiena di chi la indossa.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Riconosco la mano del tatuatore: Horioshi III. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;I colori del kimono sfumano tiepidi sul volto devoto della dea in riposo. Non può che essere lui:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Takeshi Kitano&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;, &lt;b&gt;in piedi sulle acque&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;, pronto ad indicarmi un cammino: &lt;i&gt;“vivo qui da quando posso, non ho conti alla rovescia, sono rimasto senza fiato. Qui non serve”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nCTss-pBI/AAAAAAAAAKU/v5CRrT3h1Tk/s1600-h/sonatine-kitano.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 212px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nCTss-pBI/AAAAAAAAAKU/v5CRrT3h1Tk/s320/sonatine-kitano.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438591668699702290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non capisco e glielo dico. I fenicotteri, macchia rosa intorno alla fine, stendono esili le zampe verso riva. S’avvicinano colli torti pizzicando il mare. Pronti a non volare più. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Il sole albeggia e tramonta di continuo nello stesso punto infinito di luce&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;. Un filo tirato in asse perpetuo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nGUFgP-tI/AAAAAAAAAK0/t3C7xzUP0_Q/s1600-h/fenicotteri.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nGUFgP-tI/AAAAAAAAAK0/t3C7xzUP0_Q/s320/fenicotteri.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438596073403710162" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Takeshi indica lontano: &lt;i&gt;“vedi quel punto? Dove i colori si tuffano nella sabbia? Lì cresce l’albero sempre morto della vita. Da lì proviene ogni mia idea”.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Oc abbaia.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Nel deserto tra i piccoli cactus, mi fa segno di muovere un passo, e uno solo ne basta per ritrovarmi seduto, sdraiato in piedi nudo sull’albero morto da quando esiste vita.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Non sono pazzo.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Solo fuori da tempo e storia. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Ho finito i miracoli e i miei occhi non vogliono vedere più. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Piango alla morte che non so portare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Urlo alla vita che mi possiede. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Sono finito. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;È tutto finito. Fine. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;FINE.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;FINE.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDl0HHHZI/AAAAAAAAAKs/KdLNW_uCHPo/s1600-h/_MG_4299.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDl0HHHZI/AAAAAAAAAKs/KdLNW_uCHPo/s320/_MG_4299.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5438593079437630866" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-6344251854044012734?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/6344251854044012734/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/02/diario-da-saigon-part-ultima.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/6344251854044012734'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/6344251854044012734'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/02/diario-da-saigon-part-ultima.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART ULTIMA -'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3nDT6VfLsI/AAAAAAAAAKk/AtzTDGDQqTA/s72-c/_MG_4948.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-3753253676498025555</id><published>2010-02-01T01:04:00.013+01:00</published><updated>2010-02-09T17:17:34.161+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 9 - LA STANZA N°15</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;LA STANZA N° 15&lt;/span&gt;

&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdmbOXrTI/AAAAAAAAAJc/_UBD2Va4-Vg/s1600-h/stanza-num15.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdmbOXrTI/AAAAAAAAAJc/_UBD2Va4-Vg/s320/stanza-num15.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433062546449345842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;



&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;TULUM. 18 GENNAIO 2000.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;All’alba arriviamo al Mariachi. Non mi sento bene. Sento troppo. Bruno. Il figlio di Marcos. I miei morti mi perseguitano. Saigon una ferita che non smette di sanguinare, copre di rosso il Mexico. Tutta la mia vita è rossa, insensata. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Oc il mio demone buono, &lt;/span&gt;silenzioso Maya d’un bastardo, mi usa, mi odia. Lo disprezzo.&lt;/span&gt;




&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YbIhAb8GI/AAAAAAAAAIs/F7rf9qAHtKs/s1600-h/el-mariachi.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YbIhAb8GI/AAAAAAAAAIs/F7rf9qAHtKs/s320/el-mariachi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433059833582186594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;El Mariachi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; è casa sua, la sua base. Tutti lo aspettano, ancora di più oggi a missione riuscita. Con un grosso carico di Maya-Cozz. Il primo ad abbracciarlo, l’unico che gli altri guardano prima di muovere un passo, è &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Reyes&lt;/span&gt;: un tipo di mexicano basso, tratti da indigeno e uno sguardo nitido che buca le apparenze. Un metro e 58 di fascino Maya ben conservato al lato del turismo. Oc lo tratta con una deferenza che non gli conosco. Di sicuro è il boss.&lt;/span&gt;



&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YbaE2zVuI/AAAAAAAAAI0/0FGc9CaCJK8/s1600-h/reyes.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YbaE2zVuI/AAAAAAAAAI0/0FGc9CaCJK8/s320/reyes.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433060135263229666" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;


&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Mi osserva come uno che sa&lt;/span&gt;, e sa aspettare. Si presenta:&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-style: italic;font-family:courier new;" &gt;“Colonnello, è un onore per me. Il suo appoggio alla nostra causa è stata una benedizione. Per noi Maya non esiste che questo momento in vita, e il tempo è un cammino di riconoscimento dei fratelli in viaggio. Benvenuto fratello! Il cibo che porti in dono salverà la nostra gente”.&lt;/span&gt;





&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Yd9o4aFCI/AAAAAAAAAJk/PNTzMHVUYPs/s1600-h/stanza-num15_10.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Yd9o4aFCI/AAAAAAAAAJk/PNTzMHVUYPs/s320/stanza-num15_10.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433062945252316194" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;



&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;La banda sembra ben nutrita: sette compagni con facce da galera&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;. Festeggiano il ritorno di Oc, bevono alla loro fortuna, bevono per bere. Oc sembra un altro: rilassato, vulnerabile. Anche io bevo, ma solo per non perdere il controllo. Non mi fido della loro esuberanza, non mi fido più e basta.&lt;/span&gt;


&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Poi per un attimo penso d’impazzire. Una visione imprendibile s’impossessa di me: arriva un taxi, Reyes s’affretta alla portiera: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Nancy.&lt;/span&gt;


&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Nancy??? Il mio demone cattivo.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Un’altra Nancy, la riconosco subito soltanto da un gesto morbido della mano.&lt;/span&gt;




&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Yb3trewdI/AAAAAAAAAI8/dJByH-fg8t8/s1600-h/taxi.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Yb3trewdI/AAAAAAAAAI8/dJByH-fg8t8/s320/taxi.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433060644437803474" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;5 gennaio 1975. SAIGON.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; Maledetta Nancy. Ha suicidato i miei sette fratelli. Ha ucciso Bruno ed è scappata via come un giorno di noia. L’ho vista salire sulla macchina dei potenti: libera, diversa. Un’altra Nancy.&lt;/span&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;TULUM. 18 GENNAIO 2000. 17.21. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Stabilimento El Mariachi&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;È un’altra Nancy.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; Mi vede. Fa finta di non riconoscermi mentre abbraccia Reyes, il suo uomo di oggi. Ma io so chi è. Certe mancanze sanno mutare sembianza, possono vestire facce diverse, ma la sostanza no. Quella appartiene al nucleo, ai ricordi del futuro.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;E io adesso non prevedo più il mio passato. Il presente, invece, mi parla fin troppo chiaro: le maya-cozz, cibo d’altri pianeti: una droga come tante. E Marcos, padre spacciatore d’illusioni, sapeva tutto, gestiva il traffico.&lt;/span&gt;




&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YcuNFq59I/AAAAAAAAAJE/qtEqNPksOJM/s1600-h/alchol.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YcuNFq59I/AAAAAAAAAJE/qtEqNPksOJM/s320/alchol.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433061580582086610" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Dentro la stanza n° 15 si beve e balla&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;, sono in sette. Sette bastardi più Nancy. La verità è che non c’è mai stata altra missione che controllare lo spaccio degli dei prima dell’aggancio nel 2012. Solstizio d’inverno.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Sono un verme: fottuto, parlante. Mi osservano, non gli servo più: il loro servo inconsapevole.
Eccomi qui, sorpreso a guardarmi da fuori, e il poco che vedo non merita di continuare.
Maledetta Nancy, maledetto Oc, sostenitori della mia follia. Sette fratelli morti, sette bastardi vivi.&lt;/span&gt;



&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdA9h0qHI/AAAAAAAAAJM/oC6MrLOzwYE/s1600-h/reyes%2Bnancy.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdA9h0qHI/AAAAAAAAAJM/oC6MrLOzwYE/s320/reyes%2Bnancy.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433061902822713458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;La stanza n°15 è un’orgia di pellicani:&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; si baciano Nancy coi becchi rivolti al cielo. Sono sicuro che se li scopa più di uno alla volta. Beviamo dalle ali spiegate in formazione. Tutte le grida…non sono un pesce! Non potete mangiarmi vivo.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Nancy mi ride negli occhi, Oc m’implora che non è vero niente, poi mi portano via, lontano:&lt;/span&gt;


&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Luci strombo, musica alta, femmine di cioccolato che agitano il culo intorno ad un palo. Mezcal.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Il verme. Io sono il verme. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Devo bermi da solo. Scordarmi tutto sulla strada dell’abbandono, fino a Palimuro.&lt;/span&gt;



&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdV2b0TWI/AAAAAAAAAJU/UF39MvzeAZk/s1600-h/colonnello-bar.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdV2b0TWI/AAAAAAAAAJU/UF39MvzeAZk/s320/colonnello-bar.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5433062261695728994" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-3753253676498025555?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/3753253676498025555/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/02/diario-da-saigon-part-9-la-stanza-n15.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/3753253676498025555'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/3753253676498025555'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/02/diario-da-saigon-part-9-la-stanza-n15.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 9 - LA STANZA N°15'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2YdmbOXrTI/AAAAAAAAAJc/_UBD2Va4-Vg/s72-c/stanza-num15.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-9054727086229702007</id><published>2010-01-30T00:39:00.018+01:00</published><updated>2010-02-09T17:16:25.424+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 8 - LE MAYA COZZ</title><content type='html'>&lt;span style=";font-family:&amp;quot;;" &gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;LE MAYA-COZZ&lt;/span&gt;

&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; &lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2NyiRQE8rI/AAAAAAAAAHE/V-tcqXhtxg0/s1600-h/Oc+in+paranoia.CR2"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2NyiRQE8rI/AAAAAAAAAHE/V-tcqXhtxg0/s320/Oc+in+paranoia.CR2" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432311508610904754" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;meta name="Title" content=""&gt; &lt;meta name="Keywords" content=""&gt; &lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt; &lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt; &lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;link style="font-family: courier new;" rel="File-List" href="file://localhost/Users/Max/Library/Caches/TemporaryItems/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt; &lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:documentproperties&gt;   &lt;o:template&gt;Normal&lt;/o:Template&gt;   &lt;o:revision&gt;0&lt;/o:Revision&gt;   &lt;o:totaltime&gt;0&lt;/o:TotalTime&gt;   &lt;o:pages&gt;1&lt;/o:Pages&gt;   &lt;o:words&gt;737&lt;/o:Words&gt;   &lt;o:characters&gt;4203&lt;/o:Characters&gt;   &lt;o:lines&gt;35&lt;/o:Lines&gt;   &lt;o:paragraphs&gt;8&lt;/o:Paragraphs&gt;   &lt;o:characterswithspaces&gt;5161&lt;/o:CharactersWithSpaces&gt;   &lt;o:version&gt;11.768&lt;/o:Version&gt;  &lt;/o:DocumentProperties&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:allowpng/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:donotshowrevisions/&gt;   &lt;w:donotprintrevisions/&gt;   &lt;w:displayhorizontaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:displayverticaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayVerticalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:usemarginsfordrawinggridorigin/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt; &lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:"Times New Roman"; 	panose-1:0 2 2 6 3 5 4 5 2 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;} @font-face 	{font-family:"Courier New"; 	panose-1:0 2 7 3 9 2 2 5 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;} @font-face 	{font-family:华文仿宋; 	mso-font-charset:80; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:16777216 0 235143169 0 262144 0;}  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:IT;} table.MsoNormalTable 	{mso-style-parent:""; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:72.0pt 90.0pt 72.0pt 90.0pt; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;
&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Oc non mi parla più. Oc non mi fa più fumare. Non lo capisco. Da quando abbiamo perso, a Palenque, la nostra missione ci sta separando. Parliamo di nuovo lingue diverse. Non mi fa fumare più.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Nz5pO42KI/AAAAAAAAAHM/zWHqLRieBBc/s1600-h/dopolavoro-el-salvator.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2Nz5pO42KI/AAAAAAAAAHM/zWHqLRieBBc/s320/dopolavoro-el-salvator.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432313009696987298" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;12 gennaio 2000. STABILIMENTO BALNEAR ZAPATISTA “EL SALVADOR”. CHAPAS. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Continuo a seguirlo ma non mi fido più. Perché mi ha portato qui? Un desolato avanzo da dopolavoro zapatista: campesinos annoiati di fronte ad un lento fiume marrone, donne appesantite da una vita di figli nati in fretta, chinate sul futuro a lavare i panni. Il figlio del sub-comandante Marcos è morto. Era qui che veniva in vacanza. Continuo a non capire. Oc mi mostra dei simboli, poi fa strani gesti di fronte ad un’immagine del sub-comandante disegnata sul muro.&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2N0sDKcK9I/AAAAAAAAAHU/K12IzH2kH68/s1600-h/oc-%2B-marcos.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2N0sDKcK9I/AAAAAAAAAHU/K12IzH2kH68/s320/oc-%2B-marcos.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432313875651111890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Dovevamo rapirgli il figlio, e ora siamo nel suo covo. Oc è agitato, non si vuole far capire da me. Parla con un tipo, piccolo, con la faccia cattiva. Muove le mani frenetico mentre indica posti diversi, sembra confuso.&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2N1aeMU76I/AAAAAAAAAHc/ZGu0c_60K9E/s1600-h/oc-%2B-informatore-agua-clara.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2N1aeMU76I/AAAAAAAAAHc/ZGu0c_60K9E/s320/oc-%2B-informatore-agua-clara.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432314673180766114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Non capisco che poche parole: &lt;b&gt;maya…&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;poi qualcosa che ha a che fare col cibo, poi forse il nome di un pueblo, poi niente. Sono sicuro che è tutta una farsa. Ma io devo trovare un senso. So che devo seguirlo.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;2 gennaio 1975. SAIGON. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Bruno. 26 anni soffiati via. Il doppio di 13. Torna sempre. Non riesco a dimenticarlo. Non sono arrivato in tempo e questo ha fatto la differenza. Li hanno ammazzati come cani. Povero Bruno. Perché proprio lui? Colpa di Nancy. A lei Bruno non è mai piaciuto, e lui moriva per lei. Lo ha messo contro i suoi fratelli. Lo umiliava. Se l’è preso con i suoi sorrisi e me l’ha ridato morto. Con un colpo in bocca. È stato lui a parlare.&lt;/span&gt;




&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;MAHAUAL. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Non mi ricordo di essere mai venuto in questo posto. &lt;b&gt;14 GENNAIO 2000. &lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Finalmente ce l’hanno fatta a farla diventare qualcosa. Quaranta anni fa, quando mi ci spedirono per l’addestramento, Mahaual era poco meno di niente. L’esercito americano aveva creato qui &lt;/span&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;un avamposto segreto per i corpi speciali dei marines.&lt;/span&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TTw6gmLVI/AAAAAAAAAHk/y7s-8rSQ02A/s1600-h/basa-militare.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TTw6gmLVI/AAAAAAAAAHk/y7s-8rSQ02A/s320/basa-militare.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432699887808818514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt;


&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Qui mi hanno creato come sono. Qui mi sono riconosciuto. Qui mi hanno preparato per l’inferno di Saigon. Bassa costa Maya, quasi al confine col Belize, già al tempo Mahaual era il posto ideale per non esistere più, oltre le barche dei pescatori un lembo di azzurro, aperitivo dei carabi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Sì, mi ricordo di essere stato qui. Ma oggi è tutto diverso, è tutto pieno dove prima era solo sabbia.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Le costruzioni hanno occupato un vuoto che non riesce a farsi da parte, si sente. È quel lembo di azzurro tenace che non sopporta la materia dell’uomo, la carne grassa dei gringos. Li osservo dal bar sulla spiaggia, col binocolo: &lt;b&gt;gonfi e bolsi col salvagente a riva, mentre s’inchiattano i culoni per misurarsi con la gita in canoa del tour organizzato. Patetici buzziconi a forma di $ dollaro.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TUMVV6EoI/AAAAAAAAAH0/KZ3qBWzvmhY/s1600-h/gringo-in-canoa.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 194px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TUMVV6EoI/AAAAAAAAAH0/KZ3qBWzvmhY/s320/gringo-in-canoa.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432700358868210306" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt; Le guide mexicane fanno i gentili col loro inglese da mancia facile, e li disprezzano per quello che sono. Oc è al mio fianco. M’indica il lungo pontile in fondo alla spiaggia dove è attraccato un mostro da crociera. Un tempo da lì partivamo con lance verdi da combattimento, in ricognizione o in missione. Ci siamo insediati qui come un cancro e ora questa terra trasuda di giorno e fantasma di notte.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TUxirGEHI/AAAAAAAAAIE/Bm5gfufcRyY/s1600-h/mahaual3.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TUxirGEHI/AAAAAAAAAIE/Bm5gfufcRyY/s320/mahaual3.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432700998101897330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TUkI0RohI/AAAAAAAAAH8/TeW31NzQS9A/s1600-h/mahaual.jpg"&gt;
&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Oc ha ripreso a parlarmi, non m’illudo, avrà un suo scopo:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;”Immagina la riunione in Francia: Club Med. Qualche testa di cazzo sta per saltare, dal mexico cattive nuove: Cancun e Playa del Carmen sono bruciate, ci sono più tour-operators che pesci nel Rife. Bisogna inventarsi qualcosa. Tulum è quasi alla frutta, vediamo un po’…ma claro! Mahaual!! I gringos ci stavano già e ora ce li rimandiamo in ciabatte, no?!? Due sassi Maya al mattino, pranzo al centro commerciale e pomeriggio libero di fare quello che non faresti neanche sotto tortura. Ma sei in vacanza…che vuoi? Sorridi!”&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2ThpWgXL-I/AAAAAAAAAIk/DpMTlsvaQEY/s1600-h/base-militare2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2ThpWgXL-I/AAAAAAAAAIk/DpMTlsvaQEY/s320/base-militare2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432715151047864290" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;


&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Inizio a sospettare che la storia di Capo Cozza, a Salina Cruz, non fosse poi così laterale. Queste cozze tornano spesso nei discorsi che Oc tiene coi peggiori del pueblo. La mia vecchia base sembra dimessa, ufficialmente lo è. Meno dimesso però è il via vai notturno di motoscafi veloci che ripartono in fretta. Caricano. Oc sa che io conosco bene il posto, niente è più casuale qui, neanche il caso. Non esigo spiegazioni. A questo punto non chiedo di meglio che fare quello che meglio so. Il colpo è facile, il bottino non m’interessa. Questo tramonto nemmeno. Neanche del sangue versato m’importa più, però almeno quello colora. Sei uomini di guardia sul pontile, carico grosso in arrivo all’alba. Oc mi spiega il piano: due bombole e molta pazienza per lui sott’acqua, io invece a fare un po’ di teatro alla base, intrattenere il boss e fare diversivo. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; line-height: 150%;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Ma non ne ho voglia, così mi ubriaco di mezcal.&lt;/span&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;E allora il verme:&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;


&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;PALIMURO – SENZA TEMPO –&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;E allora il verme:&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;“ti ricordi quante volte per mangiarmi hai mangiato i tuoi ricordi? Pensa in Maya: scarta la cozza e tienti la conchiglia”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TWWTtzWtI/AAAAAAAAAIU/214GjoTyfN4/s1600-h/oc-fiero-sul-carro.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TWWTtzWtI/AAAAAAAAAIU/214GjoTyfN4/s320/oc-fiero-sul-carro.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432702729253509842" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;


&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Mi risveglio botta in testa sopra un carro. Oc è raggiante al blu del telone mentre già sfreccia il giorno. Ai nostri piedi un carico, strani oggetti ovali avvolti in caschi di spine. Lui mi osserva guardarli. Due parole soltanto: &lt;b&gt;MAYA-COZZ: il cibo del cielo, la droga delle droghe.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TV_VLpp-I/AAAAAAAAAIM/wOCs8DW-jkk/s1600-h/le-Mayacozz.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TV_VLpp-I/AAAAAAAAAIM/wOCs8DW-jkk/s320/le-Mayacozz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432702334510147554" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TWjYg5lrI/AAAAAAAAAIc/jOmgIeuhVa8/s1600-h/colonello-incazzato-sul-car.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2TWjYg5lrI/AAAAAAAAAIc/jOmgIeuhVa8/s320/colonello-incazzato-sul-car.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5432702953879869106" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-9054727086229702007?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/9054727086229702007/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-8-le-maya-cozz.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/9054727086229702007'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/9054727086229702007'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-8-le-maya-cozz.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 8 - LE MAYA COZZ'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S2NyiRQE8rI/AAAAAAAAAHE/V-tcqXhtxg0/s72-c/Oc+in+paranoia.CR2' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-2304860172394143267</id><published>2010-01-26T18:39:00.014+01:00</published><updated>2010-02-09T17:12:49.037+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 7 - RICORDI DAL FUTURO</title><content type='html'>&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;
RICORDI DAL FUTURO.
&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;27 MAGGIO 1974. SAIGON&lt;/span&gt;. &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Il giro stava diventando troppo grosso. Era chiaro che qualcosa sarebbe finito male. I fratelli avevano preso a spacciare nella mia base. Questo non potevo sopportarlo. Nancy non si faceva vedere in giro da un paio di settimane, la cosa puzzava. A Saigon fino a quel tempo conoscevano solo la brown. Quando arrivò la coca fu una pacchia per tutti. I miei ragazzi non erano più miei. Avrei dovuto incriminarli. Sapevo tutto e non ho fatto niente. Sono riuscito soltanto ad abbandonarli. Povero Bruno.


&lt;/span&gt; &lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uL8uBLAI/AAAAAAAAAGE/4enp1YZQTLU/s1600-h/Oc%2Bcolonello-sul-tempio.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uL8uBLAI/AAAAAAAAAGE/4enp1YZQTLU/s320/Oc%2Bcolonello-sul-tempio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431110458444688386" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;

10 GENNAIO 2000. ORE O9.01am. RUINAS DE PALENQUE&lt;/span&gt;: &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;che questo sia il posto non ci sono dubbi. Dove sia esattamente la nostra vittima non è altrettanto chiaro. La fonte ci ha dato una mappa che Oc finge di comprendere più del vero; però il figlio di Marcos è qui: in una grotta, sotto una botola. Questo è sicuro.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Per trovarlo abbiamo una busta di funghi freschi, una bottiglia d’acqua, 1 machete 2 coltelli e ottimismo da vendere. Almeno all’apparenza. Le prime visioni mi riconducono al 13. Ancora Bruno. Povero Bruno.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Poi inizio a proseguire. E il cammino chiarisce le circostanze: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;ci sono cose che non vogliono essere viste. Altre invece aspettano a farsi vedere. Altre ancora le hai viste e non le vedrai più. E non esiste modo. L’aggancio qui è previsto al solstizio d’inverno del 2012. Gli intrusi non sono desiderati. Accettati sì, desiderati no. Quindi niente cazzate. Primo avviso. Non ce ne sarà un secondo. Gli eletti preservano un diritto, è giusto.&lt;/span&gt; &lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;

&lt;/span&gt;&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uMO9aP_I/AAAAAAAAAGM/7keH58kTTU8/s1600-h/Guardia-del-tempio.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uMO9aP_I/AAAAAAAAAGM/7keH58kTTU8/s320/Guardia-del-tempio.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431110463341084658" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="text-decoration: underline;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;La nostra missione incontra ostacoli: molte le guardie.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Arriviamo al tempio X dopo aver ucciso col pensiero ed essere morti più volte. Loro sono in tanti, potrebbero annientarci come mosche. Ma il capo sa, e ha deciso di lasciarci passare. I suoi uomini ormai ci guardano sfilare fino al nostro immancabile arrivo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;la botola&lt;/span&gt;. Non possiamo che aprirla:…&lt;/span&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;PALIMURO – SENZA TEMPO –&lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:courier new;" &gt;“Hai scordato che il futuro sarà pieno di ricordi?”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; – parla&lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt; l’iguana&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;, al principio del tempio X.

&lt;/span&gt;&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uMjUczaI/AAAAAAAAAGU/ckkGZdxdTRM/s1600-h/iguna.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uMjUczaI/AAAAAAAAAGU/ckkGZdxdTRM/s320/iguna.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431110468806430114" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;  &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;


Poi tocca &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;al tucano &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;sull’albero a fianco: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-style: italic;font-family:courier new;" &gt;“Quella notte a Palimuro, nella grotta, non ricordi?”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; -


&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_tkGh_GcI/AAAAAAAAAG0/zH65jF3RKto/s1600-h/Tucanoweb.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 262px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_tkGh_GcI/AAAAAAAAAG0/zH65jF3RKto/s320/Tucanoweb.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431320880116341186" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;di seguito &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;la tigre,&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; sulla roccia alla destra della donna morta col 13 al centro, seconda fila: &lt;/span&gt; &lt;span style="font-style: italic;font-family:courier new;" &gt;“Mi ricordi me da vecchio nel passato”&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;. – Le stesse parole del verme.&lt;/span&gt;


&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_uEgP9tII/AAAAAAAAAG8/oiPFaQQ5el4/s1600-h/Tigre.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_uEgP9tII/AAAAAAAAAG8/oiPFaQQ5el4/s320/Tigre.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431321436775888002" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;


&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;Sono 5 file. Tenendo il 13 al centro, si ripete un sequenza di 9 a pietre a destra. Spiccano al centro roccia nera in terza fila e b/n in quinta.&lt;/span&gt;  &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Tutto torna. Oc deve entrarci qualcosa, è tutto un suo brutto scherzo. Poi mi giro lo vedo, in cima al tempio. Sconvolto. Ha visto qualcosa di orribile e la sta indicando col dito. Lo raggiungo. In basso, ai nostri piedi, c’è il fallimento della nostra missione, l’unico motivo per cui siamo qui: la tomba di Carlito, il figlio del sub-comandante Marcos.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Già morto. Chissà quando. Prima del tempo.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;L’immagine è raccapricciante: una piccola testa bianca, con un sorriso isterico strappato alla vita. Il feretro copre il corpo tozzo privo di gambe e braccia. Lo hanno ridotto così.


&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_szq-mMKI/AAAAAAAAAGs/2kMqM9JL4L4/s1600-h/Tomba-figlio-di-marcos.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1_szq-mMKI/AAAAAAAAAGs/2kMqM9JL4L4/s320/Tomba-figlio-di-marcos.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5431320048086429858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-2304860172394143267?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/2304860172394143267/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-7-ricordi-dal.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/2304860172394143267'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/2304860172394143267'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-7-ricordi-dal.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 7 - RICORDI DAL FUTURO'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S18uL8uBLAI/AAAAAAAAAGE/4enp1YZQTLU/s72-c/Oc%2Bcolonello-sul-tempio.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-7429737586056721299</id><published>2010-01-21T04:21:00.030+01:00</published><updated>2010-02-09T17:06:09.736+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 5 - ZAPATERIE</title><content type='html'>&lt;b style="font-family: courier new;"&gt;17 aprile 1961. L’HAVANA. ISLA DE CUBA. &lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;I sette fratelli sono dei bambini. Più o meno felici, come tutti i bambini. Ignorano completamente che il padre, &lt;/span&gt;&lt;b style="font-family: courier new;"&gt;Allen Dulles,&lt;/b&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt; pluri-discusso capo della CIA, sta per essere silurato dal presidente Kennedy in persona.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;

&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3GHK41YrvI/AAAAAAAAAKM/o_xzwiDUjvQ/s1600-h/gehlen_allen_dulles.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 249px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3GHK41YrvI/AAAAAAAAAKM/o_xzwiDUjvQ/s320/gehlen_allen_dulles.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5436274846337642226" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;p style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;La buffonata alla baia dei porci è stato troppo per tutti.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Castro a questo punto dovrebbe sapere anche quante volte andiamo a pisciare. Ci sono più spie che campesinos qui, e i comunisti ormai ci guardano come si guarda un cretino.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Il colonnello Burz al tempo è un giovane e convinto Capitano cretino.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;Ieri è stata la più brutta giornata della mia vita&lt;/b&gt;: i corpi trivellati dei compagni cadevano come birilli sulla spiaggia sotto il fuoco nemico. Io dall’alto li ho visti cadere tutti, mentre con un vecchio B-26 del ’43 cercavo di allargare quel dannato &lt;i&gt;cul de sac&lt;/i&gt;, di coprire a colpi di mitraglia la ritirata più disperata mai vista in terra.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Allen Dulles per me è stato come un padre. Mio padre militare. Lui mi ha insegnato il pensiero laterale: il complotto come strumento di disciplina.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Lui mi ha voluto qui per assistere la sua disfatta.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Ho smesso di contare le volte che mi ha salvato la vita più o meno alla nascita del suo quarto figlio: &lt;b&gt;Bruno.&lt;/b&gt;&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;La mamma, Maria Sabina, per sette volte ha cucito scarpine rosa col sogno di crescersi un’amica in casa, per farsi dare una mano, per avere una volta una complice. Sette volte in vano. Sette figli maschi, addestrati ad un destino già scritto. I miei ragazzi. E io non sono riuscito a salvarli.&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7 Gennaio 2000. San Cristobal de las Casas.&lt;/span&gt; Ore 21.13. Posada Cortomaltese. Siamo appena arrivati. Oc conosce bene il proprietario, un vecchio comunista italiano: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Fabio.&lt;/span&gt;


&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fXIMiBgtI/AAAAAAAAAFk/S6CL5hhc_F0/s1600-h/fabio-web.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 213px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fXIMiBgtI/AAAAAAAAAFk/S6CL5hhc_F0/s320/fabio-web.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429044411621278418" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;
&lt;/span&gt;&lt;span&gt;Sono anni che traffica armi per i ribelli usando le amache come copertura. Potenza del libero scambio! Oggi lo trovate anche su internet… Arrivato in Chapas sulle tracce di un sogno condiviso, infranto il &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;31 dicembre del 1993,&lt;/span&gt; quando l’esercito regolare messicano decise che il gioco era durato troppo.




A San Cristobal quel capodanno se lo ricordano bene. Quando parliamo di queste cose Oc s’incazza come una bestia, dice che continuano a pigliarci per il culo: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;nel 1992 in Messico esplose la più grave crisi economica del secolo.&lt;/span&gt; C’era bisogno di un diversivo, di un nemico comune da operetta per distogliere l’attenzione. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;E d’un tratto spuntano fuori un nome, un passamontagna e un esercito di poveracci pronti a dare la vita per colpa di una mese nero a Wall Street.&lt;/span&gt;




&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fOqY-jNPI/AAAAAAAAAE0/CRHn8fs3Gys/s1600-h/marcos.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 218px; height: 320px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fOqY-jNPI/AAAAAAAAAE0/CRHn8fs3Gys/s320/marcos.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429035103473054962" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span&gt;A Oc tutto questo non va giù.&lt;/span&gt; Dice che Marcos se n’è accorto troppo tardi. È stato un burattino travestito da burattinaio: i suoi accordi iniziali col governo hanno compromesso tutto in modo irreparabile. E ora &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;San Cristobal è diventata la mecca del turista-comunista&lt;/span&gt;, in cerca di qualche buon selvaggio con cui farsi fotografare.
I pochi veri combattenti rimasti, in fuga o in transito, passano tutti da qui.




&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fQc0bAK3I/AAAAAAAAAE8/9_AQNLMp378/s1600-h/ciccioefra.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 199px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fQc0bAK3I/AAAAAAAAAE8/9_AQNLMp378/s320/ciccioefra.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429037069345237874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




In cucina c’è Ciccio che sta cucinando. Checca, la sua donna, legge un libro di Trotzkj con un gatto appallottolato sulle gambe. Sono due cuochi guerriglieri, da anni vanno in giro per il mondo a dare cibo ai più rabbiosi tra gli affamati.  &lt;span&gt;
&lt;/span&gt;




&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;p style="font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;17 aprile 1961. L’HAVANA. ISLA DE CUBA. 19.17. &lt;/b&gt;Sette fratelli. Tra meno di un’ora i miei sette figli. Sette fratelli orfani.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Allen Dulles, uno degli uomini più corrotti della storia, un visionario della finanza creativa, un padre per me, sta per morire insieme alla moglie Maria in un attentato. Per mano amica, almeno fino a ieri. Tra i servizi, i russi, i nazisti e la massoneria c’è solo da tirare a sorte fra quanti lo volevano morto.&lt;/p&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;Sette orfani. Sette soldati. Sette vite di cui prendermi cura. La mia guardia personale. E io non sono riuscito a salvarli.&lt;/p&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span&gt; &lt;span&gt;
&lt;/span&gt;




&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fQxnqyX5I/AAAAAAAAAFE/jOjB5dQ4ScY/s1600-h/Edgar2"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fQxnqyX5I/AAAAAAAAAFE/jOjB5dQ4ScY/s320/Edgar2" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429037426699034514" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;7 gennaio 2000. San Cristobal de las Casas. 23.48.&lt;/span&gt;  Edgar è appena arrivato. Ci metto un secondo a capire che è lui il nostro contatto. Oc parla con lui a bassa voce in dialetto Maya. A cena mi spiega che è una guida, uno dei maggiori conoscitori della selva e della simbologia  pre-cristiana. Ha speso gli ultimi 9 anni della sua vita a decifrare la numerologia del calendario maya. Mi regala un medaglione d’argento che raffigura il dio del mio giorno: &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Ben, numero 13&lt;/span&gt;.




&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fRYCZEjeI/AAAAAAAAAFM/ASUP_RHX0ec/s1600-h/medaglione.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1fRYCZEjeI/AAAAAAAAAFM/ASUP_RHX0ec/s320/medaglione.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5429038086707514850" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;




Prima di indicarci la via per Palenque, meta della nostra missione, dice che domani dobbiamo andare a S.Juan Chamula. Per purificarci, con una pepsi e una gallina da offrire&lt;/span&gt;&lt;span&gt; in sacrificio.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-7429737586056721299?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/7429737586056721299/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-5-zapaterie.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/7429737586056721299'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/7429737586056721299'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-5-zapaterie.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 5 - ZAPATERIE'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3GHK41YrvI/AAAAAAAAAKM/o_xzwiDUjvQ/s72-c/gehlen_allen_dulles.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-118689473329416671</id><published>2010-01-18T20:49:00.025+01:00</published><updated>2010-02-08T16:27:38.563+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 4 - SALINA CRUZ</title><content type='html'>&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1TDyNREpbI/AAAAAAAAAEU/MIIrbjoK3b0/s1600-h/colonello-burz.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1TDyNREpbI/AAAAAAAAAEU/MIIrbjoK3b0/s320/colonello-burz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5428178718210434482" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;   &lt;meta name="Keywords" content=""&gt; &lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt; &lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt; &lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;link style="font-family: courier new;" rel="File-List" href="file://localhost/Users/Max/Library/Caches/TemporaryItems/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt; &lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:documentproperties&gt;   &lt;o:template&gt;Normal&lt;/o:Template&gt;   &lt;o:revision&gt;0&lt;/o:Revision&gt;   &lt;o:totaltime&gt;0&lt;/o:TotalTime&gt;   &lt;o:pages&gt;1&lt;/o:Pages&gt;   &lt;o:words&gt;544&lt;/o:Words&gt;   &lt;o:characters&gt;3106&lt;/o:Characters&gt;   &lt;o:lines&gt;25&lt;/o:Lines&gt;   &lt;o:paragraphs&gt;6&lt;/o:Paragraphs&gt; 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L’uomo alto che ci sta dietro sembra sempre meno minaccioso. Passa mezz’ora a spiegarmi a gesti mappe di posti che non so, piene di simboli e numeri.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Poi si accende una pipa e me la passa, faccio un tiro veloce, e da lì in poi la lingua è la stessa:&lt;o:p&gt;


&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;“Hai mai sentito parlare dei Curanderos? Bhè…è fumando pipe come questa che i curanderos riescono a risolvere i problemi della gente, inclusi quelli di comprensione. Questo che stiamo parlando è antico dialetto Maya”.&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;


&lt;span style=""&gt;&lt;i&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/i&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Sul momento pensai che fosse un gioco di prestigio, poi le visioni cominciarono a fluire da sole: numeri, calendari astrali, strani segni a rappresentare i volti oblunghi delle divinità del tempo.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Lo sconosciuto si presenta: &lt;b&gt;si chiama Oc&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; (antico nome del Dio Cane), è un curandero di dodicesima generazione, zapatista vero. Alto, incazzato e con una missione da compiere. E un gran paio di baffi.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArfRZnq3I/AAAAAAAAAJ0/Df6Yx2Z5ruo/s1600-h/oc-minaccioso2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 274px; height: 320px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArfRZnq3I/AAAAAAAAAJ0/Df6Yx2Z5ruo/s320/oc-minaccioso2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435892566482987890" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;La sua destinazione è Palenque, nel cuore del Chapas, regno incontrastato del sub-comandante Marcos, lo sanno tutti. Sapeva benissimo che io ero qui, e il verme di Oaxaca non era altri che un suo messaggero. Era qui che voleva condurmi, e Nancy per un po’ aveva fatto parte dei suoi piani. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Aveva bisogno di me per portare a termine la missione di una vita: rapire il figlio per destituire il padre: Marcos, a suo dire un fantoccio messo lì dal governo per coprire altri interessi, di sicuro non quelli della sua gente.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;


&lt;b&gt;SAIGON. 13 MARZO 1974.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Nancy tiene già tutti e sette i fratelli per le palle. Puttana. Sono convinto che se li scopa più di uno alla volta. Loro sono i miei ragazzi e lei me li sta portando via, fanno sempre peggio il loro lavoro ed hanno preso ad infrangere le mie prime due regole: 1) niente droga tra i miei uomini; 2) nessuna cazzata con la droga.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;A Nancy piace la coca, era normale che finisse così.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;
&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArqEYgT8I/AAAAAAAAAJ8/YAgG0sd2Uiw/s1600-h/salina-cruz-2.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArqEYgT8I/AAAAAAAAAJ8/YAgG0sd2Uiw/s320/salina-cruz-2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435892751967211458" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;SALINA CRUZ. 6 GENNAIO 2000.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; 23.35. Il viaggio verso il Chapas prevede una tappa in questa città di merda. Solo una notte da passare in questo squallido porto industriale, crocevia delle peggiori facce mai viste in Mexico. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Oc scambia poche parole con una di queste davanti ad un chiosco, poi decide di fermarsi per mangiare, dice che il tipo gli ha indicato un posto. A me è sembrato un informatore. E infatti, in pochi minuti, quella che sembrava una sosta obbligata, si rivela essere parte della missione.
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArRW_RurI/AAAAAAAAAJs/p4fgGlu8V_E/s1600-h/informatore-cozza.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3ArRW_RurI/AAAAAAAAAJs/p4fgGlu8V_E/s320/informatore-cozza.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435892327464942258" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;C’era da uccidere un uomo, &lt;b&gt;un contrabbandiere di cozze molto pericoloso. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Capo Cozza era il suo nome&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;, e gli piaceva il cazzo. A lui e a tutta la sua banda. Loschi froci persi. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:lucida grande;"&gt;&lt;span style=""&gt;Questa checca malefica sfruttava col suo traffico migliaia d’indigeni, costretti a versare sangue dai piedi sulle sue cozze del cazzo. Secondo il mio compagno curandero zapatista meritava di morire, e io in questi casi di solito non ho niente da obiettare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Nella sala privata del ristorante si stava svolgendo la festa di Capo Cozza. Non c’era cosa che gli piacesse di più che organizzare questi party per culi pelosi. I drink vengono serviti da camerieri muscolosi che girano nudi con dei vassoi in mano. Vassoi di cozze. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Cinque guardie del corpo da eliminare per arrivare a lui, seduto al tavolo nel centro della sala. Un grande tavolo quadrato, un cubo ad ogni angolo sopra cui ballano quattro cazzi belli tosti. Montagne di cozze davanti. Che schifo. Una cozza e un tiro al cazzo e via così…a dire il vero, scene di uno squallore indefinibile.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3As3cfOEJI/AAAAAAAAAKE/-GYaiaNlE1E/s1600-h/Oc%2Bcolonello.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 198px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S3As3cfOEJI/AAAAAAAAAKE/-GYaiaNlE1E/s320/Oc%2Bcolonello.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5435894081287753874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="lucida grande" style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Io e Oc siamo professionisti: veloci, determinati e precisi.&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt; Io mi prendo in cura le guardie del corpo: la beretta silenziata del Colonnello Burz non fallisce un colpo. I corpi cadono senza rumore. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Oc il curandero spicca un salto furioso da tigre, lo agguanta da dietro, afferra il guscio di una cozza e, con lo strumento del suo successo, lo sgozza.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt; &lt;p style="font-family: courier new;"&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt; &lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-118689473329416671?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/118689473329416671/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-4-salina-cruz.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/118689473329416671'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/118689473329416671'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-4-salina-cruz.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 4 - SALINA CRUZ'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S1TDyNREpbI/AAAAAAAAAEU/MIIrbjoK3b0/s72-c/colonello-burz.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-3385889037440324179</id><published>2010-01-14T01:54:00.016+01:00</published><updated>2010-02-08T16:12:48.192+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 3 - IN MUERTE DI GABRIEL ROZOCO</title><content type='html'>&lt;span style="font-family:Courier New;"&gt;&lt;/span&gt;
&lt;div&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;strong&gt;IN MUERTE DI GABRIEL ROZOCO&lt;/strong&gt;

&lt;strong&gt;14 APRILE 1964&lt;/strong&gt;. Mattina presto. Gabriel Rozoco, il più importante artista concettuale mexicano vive qui, a &lt;strong&gt;Roca Blanca&lt;/strong&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05tVoF2n4I/AAAAAAAAADQ/yZmKuJ3ZhnA/s1600-h/roca-blanca.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426394819334676354" style="width: 320px; height: 214px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05tVoF2n4I/AAAAAAAAADQ/yZmKuJ3ZhnA/s320/roca-blanca.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;div&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;div&gt;
Da quattro anni lavora in segreto per la CIA, per questo sono qui, por matarlo.
Io, &lt;strong&gt;un giovane colonnello Burz appena nominato capitano&lt;/strong&gt;, sono in missione per la legione straniera, bevo un cafè della Maestra nella cabana sulla spiaggia, bianca. I pellicani si tuffano in acqua a buscar la preda: veloci, determinati e precisi. Esattamente come me.

El buseador Jose m’insegna come caricare l’arpione, i suoi baffi parlano chiaro. Mi prendo il mio tempo, devo aspettare la chiamata, e le chiacchiere qui non sono certo un problema.&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05uPHQNzgI/AAAAAAAAADY/bvo66YWxx3s/s1600-h/restorante-os%C3%A8.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426395806952181250" style="width: 320px; height: 213px;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05uPHQNzgI/AAAAAAAAADY/bvo66YWxx3s/s320/restorante-os%C3%A8.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;

Tutti aspettano la sua chiamata, il contatto è la Maestra: “Buenas dias senor Gabriel” – dall’altra parte della radio la voce giunge nitida: “Que pescado hoy maestra?” – “Todos lo mejor senor Gabriel!” – “Bueno. Trajemelo rapido” – “Por seguro senor Grabiel, las ninas estan saliendo”.
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;strong&gt;3 gennaio 2000. Zicatela.&lt;/strong&gt;
Lo sconosciuto coi baffi mi parla in una lingua che non conosco, sembra minaccioso. In testa solo qualche vago ricordo di Nancy, ancora non ricordo come sono finito qua.
&lt;/div&gt;&lt;div&gt;
&lt;strong&gt;14 aprile 1964&lt;/strong&gt;. Roca Blanca. 12.21 pm. Seguo le figlie della maestra da vicino. Non è facile arrivare a lui. È sospettoso, vive isolato e non esce mai di casa, una casa nascosta, come la sua vera identità. Ma io sono addestrato per questo. Faccio salire le ninas dall’unico sentiero che porta alla casa, mentre io mi arrampico sulle rocce per sorprenderlo alle spalle. Finalmente scorgo il tetto: una croce di legno con vista sul mare, al cui interno è incastrata una piscina circolare: un piccolo gioiello di architettura, opera di un’ancora giovane Tatiana Balboa, un’altra che lavora per chiunque tranne che per se stessa.&lt;/div&gt;
&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05vSi0JlxI/AAAAAAAAADg/VrUnQqMHdxM/s1600-h/Casa-Gabriel-piscina-web.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426396965401892626" style="width: 320px; height: 213px;" alt="" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05vSi0JlxI/AAAAAAAAADg/VrUnQqMHdxM/s320/Casa-Gabriel-piscina-web.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;div&gt;Sul tetto-piscina c’è l’amante di turno: una dea, stupenda, prende il sole in piedi. Non vorrei mai che finisse coinvolta in questa storia.
A questo punto le ninas avrebbero già dovuto terminare il loro lavoro. Infatti pochi istanti dopo Gabriel compie la sua apparizione: camicia di lino bianca sbottonata, quarant’anni di occhiali da sole e fascino da affittare a volontà. Per poco ancora. Prendo la mira, l’arpione di Jose vibra nelle mia mani, una goccia di sudore e parte il colpo: veloce, determinato e preciso. Le urla della donna suonano musica alle mie orecchie. Gabriel Rozoco, pittore-spia, cade riverso in piscina. Trafitto, finito. &lt;strong&gt;E l’acqua lentamente si colora della sua morte. &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05v1leQInI/AAAAAAAAADo/4tWAyFyMYTU/s1600-h/Casa-Gabriel-fotoritocco-we.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5426397567410774642" style="width: 320px; height: 206px;" alt="" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05v1leQInI/AAAAAAAAADo/4tWAyFyMYTU/s320/Casa-Gabriel-fotoritocco-we.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-3385889037440324179?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/3385889037440324179/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-3-in-muerte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/3385889037440324179'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/3385889037440324179'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-3-in-muerte-di.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 3 - IN MUERTE DI GABRIEL ROZOCO'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S05tVoF2n4I/AAAAAAAAADQ/yZmKuJ3ZhnA/s72-c/roca-blanca.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-6419129810539047350</id><published>2010-01-09T16:48:00.015+01:00</published><updated>2010-02-08T16:10:21.584+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON - PART 2 - LA MUERTE DI PUERTO ESCONDIDO</title><content type='html'>&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;b&gt;LA MUERTE DI PUERTO ESCONDIDO&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;&lt;b&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;Ogni riferimento a fatti, fattoni, luoghi, eventi storici e depravazioni morali varie, è DEL TUTTO CASUALE e imputabile esclusivamente all' immotivata, degenerata fantasia degli autori.&lt;/span&gt;
&lt;/b&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" face="courier new" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;

&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0imPPKC6PI/AAAAAAAAACw/Y5wsnnuqkZc/s1600-h/Nancy.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424768531864676594" style="width: 320px; cursor: pointer; height: 213px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0imPPKC6PI/AAAAAAAAACw/Y5wsnnuqkZc/s320/Nancy.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;

&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0inAPC707I/AAAAAAAAAC4/NwWniqJh2-c/s1600-h/ThePinkFloyd.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424769373648442290" style="width: 291px; cursor: pointer; height: 320px;" alt="" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0inAPC707I/AAAAAAAAAC4/NwWniqJh2-c/s320/ThePinkFloyd.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;


&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt; &lt;/p&gt;&lt;meta name="Title" content=""&gt; &lt;meta name="Keywords" content=""&gt; &lt;meta equiv="Content-Type" content="text/html; charset=utf-8"&gt; &lt;meta name="ProgId" content="Word.Document"&gt; &lt;meta name="Generator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;meta name="Originator" content="Microsoft Word 11"&gt; &lt;link style="font-family: courier new;" rel="File-List" href="file://localhost/Users/Max/Library/Caches/TemporaryItems/msoclip1/01/clip_filelist.xml"&gt; &lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;o:documentproperties&gt;   &lt;o:template&gt;Normal&lt;/o:Template&gt;   &lt;o:revision&gt;0&lt;/o:Revision&gt;   &lt;o:totaltime&gt;0&lt;/o:TotalTime&gt;   &lt;o:pages&gt;1&lt;/o:Pages&gt;   &lt;o:words&gt;170&lt;/o:Words&gt;   &lt;o:characters&gt;973&lt;/o:Characters&gt;   &lt;o:lines&gt;8&lt;/o:Lines&gt;   &lt;o:paragraphs&gt;1&lt;/o:Paragraphs&gt;   &lt;o:characterswithspaces&gt;1194&lt;/o:CharactersWithSpaces&gt;   &lt;o:version&gt;11.768&lt;/o:Version&gt;  &lt;/o:DocumentProperties&gt;  &lt;o:officedocumentsettings&gt;   &lt;o:allowpng/&gt;  &lt;/o:OfficeDocumentSettings&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt;&lt;!--[if gte mso 9]&gt;&lt;xml&gt;  &lt;w:worddocument&gt;   &lt;w:zoom&gt;0&lt;/w:Zoom&gt;   &lt;w:donotshowrevisions/&gt;   &lt;w:donotprintrevisions/&gt;   &lt;w:displayhorizontaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayHorizontalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:displayverticaldrawinggridevery&gt;0&lt;/w:DisplayVerticalDrawingGridEvery&gt;   &lt;w:usemarginsfordrawinggridorigin/&gt;  &lt;/w:WordDocument&gt; &lt;/xml&gt;&lt;![endif]--&gt; &lt;style&gt; &lt;!--  /* Font Definitions */ @font-face 	{font-family:"Times New Roman"; 	panose-1:0 2 2 6 3 5 4 5 2 3; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;} @font-face 	{font-family:"Courier New"; 	panose-1:0 2 7 3 9 2 2 5 2 4; 	mso-font-charset:0; 	mso-generic-font-family:auto; 	mso-font-pitch:variable; 	mso-font-signature:50331648 0 0 0 1 0;}  /* Style Definitions */ p.MsoNormal, li.MsoNormal, div.MsoNormal 	{mso-style-parent:""; 	margin:0cm; 	margin-bottom:.0001pt; 	mso-pagination:widow-orphan; 	font-size:12.0pt; 	font-family:"Times New Roman"; 	mso-ansi-language:IT;} table.MsoNormalTable 	{mso-style-parent:""; 	font-size:10.0pt; 	font-family:"Times New Roman";} @page Section1 	{size:612.0pt 792.0pt; 	margin:72.0pt 90.0pt 72.0pt 90.0pt; 	mso-header-margin:36.0pt; 	mso-footer-margin:36.0pt; 	mso-paper-source:0;} div.Section1 	{page:Section1;} --&gt; &lt;/style&gt;  &lt;!--StartFragment--&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;LA MUERTE DI PUERTO ESCONDIDO&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;4 GENNAIO 2000&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Maledetta Nancy.&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;&lt;/span&gt; &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Maledetti Pink Floyd.
&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-weight: bold; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Puttana. Mi sveglio. Sono ancora in questa fottuta Zicatela. Stessa zazza-riera, stesso sconosciuto nella mia stanza, stessi anche i baffi. Un giorno intero non è bastato per ricordarmi come sono arrivato qui, ma è stato più che sufficiente per non scordarmi di Nancy. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Puttana mexicana, bella come la morte di un nemico, sorriso di femmina, falsa come i ricordi, e ancora bella da far male. Bastava una cerveza per farla accendere, coca e mezcal per farla brillare al sole di un tramonto da copertina. Un culo ballerino da far girare la testa ai turisti. Al costo di poche attenzioni. Per i pesos invece, sapeva come fare. &lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;Nancy, puttana viaggiante di una notte che non sa finire.&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;&lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;
&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;!--[if !supportEmptyParas]--&gt; &lt;!--[endif]--&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;4 gennaio 1973&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;p class="MsoNormal"  style="text-align: justify; line-height: 150%; font-family: courier new;font-family:courier new;"&gt;&lt;span style=""&gt;&lt;b&gt;Il giorno in cui conobbi Nancy a Saigon&lt;/b&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style=""&gt;. A quel tempo era un piccolo fiore, leggera come il fischio di un proiettile, ma io avevo troppi uomini sotto il mio comando per permettermi distrazioni. Men che meno per sottovalutare il lavoro dei miei sette fratelli, miei figli e responsabilità privata. La mia guardia personale. Per loro ero l’unica persona al mondo. Almeno fino all’arrivo di Nancy.&lt;o:p&gt;&lt;/o:p&gt;&lt;/span&gt;&lt;/p&gt;  &lt;!--EndFragment--&gt; &lt;p class="MsoNormal" style="text-align: justify; font-family: courier new;"&gt;
&lt;/p&gt;&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0ioFhfYFQI/AAAAAAAAADA/U3mWfG4m9XA/s1600-h/Zicatela-def.jpg"&gt;&lt;img id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424770564010546434" style="width: 320px; cursor: pointer; height: 213px;" alt="" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0ioFhfYFQI/AAAAAAAAADA/U3mWfG4m9XA/s320/Zicatela-def.jpg" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-6419129810539047350?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/6419129810539047350/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-2-la-muerte-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/6419129810539047350'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/6419129810539047350'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-part-2-la-muerte-di.html' title='DIARIO DA SAIGON - PART 2 - LA MUERTE DI PUERTO ESCONDIDO'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0imPPKC6PI/AAAAAAAAACw/Y5wsnnuqkZc/s72-c/Nancy.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-1862156361335393515</id><published>2010-01-09T00:24:00.015+01:00</published><updated>2010-02-08T16:05:01.286+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='DIARIO DA SAIGON - COLONNELLO BURZ'/><title type='text'>DIARIO DA SAIGON del Colonnello Burz</title><content type='html'>&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0fDUoUhksI/AAAAAAAAACg/8ovmE4PUdms/s1600-h/inizio+zazzariera.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 178px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0fDUoUhksI/AAAAAAAAACg/8ovmE4PUdms/s320/inizio+zazzariera.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424519035379356354" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;



&lt;span style="font-weight: bold; font-family: courier new;"&gt;ZICATELA&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;. &lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2-3 gennaio 2000&lt;/span&gt;.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Mattina presto post sbronza dentro ad una zazza-riera, il mosquito mi ricorda di essere sveglio. Fastidio. Un altro letto di fianco al mio, sempre zazzarato.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Un individuo lungo, baffi, uno sconosciuto che mi dorme a fianco.&lt;/span&gt;


&lt;span style="font-style: italic; font-family: courier new;"&gt;Tropici, famiglia, Saigon. Sono in Mexico ma tutto ciò mi riporta a Saigon.
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;2 gennaio 1975.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;Sette soldati morti, una famiglia. Sette fratelli sterminati da un identico furore.&lt;/span&gt; Tutti morti per colpa mia. Evidenti segni di tortura: le mani tagliate significano soldi sporchi, l’ultimo sparo in bocca indica che qualcuno aveva parlato troppo.
Un caldo bestiale, umidità al 75%, ma tutto sommato penso che questa america non ha una faccia triste, un’onda lunga più che le nuvole al comando.&lt;/span&gt;

&lt;a style="font-family: courier new;" onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0fD6rvYUUI/AAAAAAAAACo/LSK3aYZYi00/s1600-h/colonello+burz.jpg"&gt;&lt;img style="cursor: pointer; width: 320px; height: 213px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0fD6rvYUUI/AAAAAAAAACo/LSK3aYZYi00/s320/colonello+burz.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5424519689132331330" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;span style="font-weight: bold; font-family: courier new;"&gt;

MEXICO E FRAGOLE&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;.&lt;span style="font-weight: bold;"&gt; 2 gennaio 2000&lt;/span&gt;. 15.12 pm. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-weight: bold; font-family: courier new;"&gt;Zicatela&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;2 giorni prima ero a Oaxaca, persa la mezzanotte in un bicchiere di mezcal, unico amico il verme.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Io, il Colonnello Burz, non mi ero mai sentito così alto, solo e sbronzo.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Otro amigo”&lt;/span&gt; il barista è sveglio, giù veloce scende in gola, bum.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;E il verme è sempre lì, e mi fissa negli occhi.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Mi ruba il tempo e si prende la parola:
&lt;span style="font-style: italic;"&gt;“Tieni a mente il tuo futuro amigo. Mi ricordi me da vecchio nel passato, quella volta a Palinuro…non l’ho mai dimenticato. E ora spegniti stronzo!”&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Queste le sue parole. Per le mie non ci fu tempo.&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family: courier new;"&gt;Il buio, vuoto, svenni.&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-1862156361335393515?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/1862156361335393515/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-del-colonnello-burz.html#comment-form' title='2 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/1862156361335393515'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/1862156361335393515'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2010/01/diario-da-saigon-del-colonnello-burz.html' title='DIARIO DA SAIGON del Colonnello Burz'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/S0fDUoUhksI/AAAAAAAAACg/8ovmE4PUdms/s72-c/inizio+zazzariera.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>2</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-4757000079227120025</id><published>2009-12-19T01:21:00.012+01:00</published><updated>2010-11-18T19:03:50.552+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>Quando si arrabbia il cielo</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;font-family:courier new;" &gt;QUANDO SI ARRABBIA IL CIELO&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Era una bella giornata nel Paese Dove Non Piove Mai, come sempre del resto.&lt;/span&gt; Ogni cosa era al suo posto e il sole splendeva alto, gli uccelli parlavano fra loro con la felicità del canto, il vento si divertiva a fare il solletico agli alberi e tutto intorno c’era una pace che faceva invidia al cielo.&lt;/span&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel cielo, infatti, ondeggiavano placide un paio di grandi nuvole bianche,&lt;/span&gt; di quelle nuvole spumose che sembrano panna montata. Si riposavano in pace, il giorno dopo dovevano partire per l’Africa e avevano deciso di rilassarsi un po’ prima del lungo viaggio. Erano due nuvole molto pettegole e in quel momento stavano parlando male delle nuvole di altri paesi, di quanto alcune di loro fossero grandi ed arroganti, che sembrava che volessero il cielo tutto per loro, come se non ci fosse abbastanza spazio per tutti, e in particolare se la prendevano con le nuvole americane, che non rispettano mai la precedenza e sorpassano tutte le altre senza preoccuparsi che una magari s’è appena rifatta l’acconciatura. Le due nuvole chiacchieravano così, una di fianco all’altra e nel frattempo si divertivano ad assumere le forme più strane: una tartaruga, un uomo che dorme, un bisonte in corsa e così via, tanto per farsi due risate. &lt;/span&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Ad un certo punto spuntò dal nulla una nuvoletta piccola e molto arrabbiata&lt;/span&gt;. Era scura e con la faccia cattiva, sputava fulmini da tutte le parti e, non contenta, produceva anche dei grandi rumori con la bocca che facevano tremare la terra. Il suo arrivo portò grande scompiglio, quello era il paese dove non piove mai e, come dice il nome, non erano certo abituati a vedere in giro delle teste calde come quella. Infatti, tanti anni prima, avevano firmato un patto col comitato del cielo e avevano stabilito che in quel paese niente e nessuno sarebbe mai venuto a disturbare. Invece la piccola nuvola arrabbiata era proprio lì, e sembrava che non gliene importasse niente di quelle regole, avanzava nervosamente nel cielo del paese dove non piove mai come se nulla fosse, con tutto il suo carico di rabbia e pioggia. &lt;/span&gt;


&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Le due grandi nuvole bianche si voltarono immediatamente, scandalizzate da quella fastidiosa presenza che violava tutte le convenzioni e ignorava ogni buona decenza. Decisero così di andarle incontro e quando le furono abbastanza vicine iniziarono a rimproverarla: “Ma ti sembra questo il modo? Non lo sai che nel paese dove non piove mai è vietato disturbare?” La nuvoletta, che al confronto con quelle nuvolone sembrava un sassolino davanti ad una montagna, non si fece intimidire dal tono minaccioso e rispose: “Certo che lo so! Sono venuto a posta per dare fastidio! E non me ne importa un fico secco dei vostri divieti! Perché chiunque può venire a darmi fastidio e io non posso reagire? Perché sono piccola? Sarò anche piccola ma sono così arrabbiata che mi sento dieci volte più grande di voi!” &lt;/span&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;E mentre pronunciava queste parole &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;continuava a lanciare fulmini e far cadere tanta pioggia da allagare una casa.&lt;/span&gt; Le due nuvolone, colte di sorpresa da tutta quella furia, cambiarono tattica e cercarono di capire cosa fosse successo: “Aspetta, non essere precipitosa, calmati!”, disse una, e l’altra appresso: “Raccontaci cos’è che ti ha fatto arrabbiare in questo modo, forse possiamo aiutarti”. La nuvoletta, senza smettere neanche un secondo di scaricare in terra tutto il suo risentimento, rispose: “L’unico modo che avete per aiutarmi è lasciarmi perdere o al massimo, se proprio ci tenete, datemi una mano a far scendere tanta acqua da affogare un oceano!” “Ma gli oceani non possono affogare!” disse la più paziente tra le due, e la nuvoletta subito replicò: “Allora se gli oceani non possono affogare neanche il fuoco si può bruciare, ma questo non vuol dire che una povera nuvola indifesa debba subire tutti i torti del mondo senza mai reagire!”&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; &lt;/span&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nel paese dove non piove mai, intanto, era scoppiato il caos generale&lt;/span&gt;. Non avendo mai visto cadere una goccia di pioggia in vita loro, quando si sentirono bagnati pensarono che fosse la fine del mondo. Tutti: alberi, animali, fili d’erba e sassi cercavano conforto nel proprio vicino, e pensavano che quegli spilli bagnati che cadevano dal cielo significassero la loro fine imminente. Non che mancasse l’acqua, c’era un bel fiume nel paese dove non piove mai, da cui tutti bevevano e che provvedeva ad innaffiare le piante; il fatto è che non avevano mai provato la sensazione di essere bagnati da qualcosa che cade dal cielo, e quindi potrete capire il gran parapiglia che si era creato. Chi si buttava nel fiume, chi piangeva e chi girava su se stesso come impazzito, era tutto un fuggi-fuggi nella baraonda generale. La nuvoletta nel frattempo continuava testarda a fare di testa sua: fulmini e tuoni e pioggia a non finire. E mentre si sfogava continuava a parlare: “Ma dico io! Ma è mai possibile? Me ne stavo tutta tranquilla a fare le bolle di sapone nel bel mezzo di una delle giornate più serene che il cielo ricordi, e che succede?” “Cosa?” fecero le due nuvole bianche. “Succede che uno di quegli aeroplani infernali decide bene di mettermi al centro della sua traiettoria e mi fa un buco grande così proprio in mezzo alla pancia! Lo sapete quanto tempo ci mettiamo noi nuvole prima di ricomporci come si deve! E che fastidio dover andare a recuperare tutti i pezzi in giro! E poi quante volte glielo abbiamo detto a questi uccelloni con il motore?Va bene sopra, va bene sotto, ma mai in mezzo!” le due nuvolone si scambiarono un cenno d’accordo e dissero: “Eh, beh...questo è vero!” “Certo che è vero!” continuò la nuvoletta: “E passi una volta…due giorni dopo me ne stavo felice a parlare col vento del sud dei prossimi spostamenti, avevo appena finito di recuperare tutti i miei piccoli pezzi…e cosa succede?”&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“Cosa?” chiesero in coro le nuvolone. &lt;/span&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“Succede che uno di quei razzi spaziali punta dritto verso di me, io cerco di avvisarlo, gli faccio dei gesti e quello niente. Poi provo a spostarmi ma quell’attrezzo è troppo veloce e…paf! Un altro buco in mezzo alle orecchie, ancora più grande del primo! E quando è troppo è troppo!”. Le nuvolone si lanciarono un segnale d’approvazione, non si poteva certo darle torto. Anche a loro erano capitati episodi simili e bisognava ammettere che era proprio una cosa fastidiosa. Inoltre, come tutte le nuvole pettegole, non avevano una gran personalità e bastava molto poco per convincerle.&lt;/span&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La nuvoletta nel frattempo non accennava a calmarsi e così gli animali andarono a chiamare il Vento di Guardia&lt;/span&gt;, un vento speciale che aveva il compito preciso di tenere la situazione sotto controllo e di scacciare via le nuvole impertinenti nel caso ce ne fosse stato bisogno. Il vento di guardia raggiunse in un attimo le tre nuvole, la piccola infuriata e le due grandi che le davano corda, e subito le rimproverò con tono deciso:&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“Cuccus’è tuttu questu baccanu, eh?” disse il vento che non aveva imparato bene il linguaggio delle nuvole “U vugliamu facciamula finitula? Nun sapetu cù vietatu farci disturbu da questu parti di qua? Smettutula subbutu o vi soffio via in un momentu!”&lt;/span&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“Non è giusto!” urlò la nuvoletta, “Tu stai qui a difendere gli abitanti della terra, e a noi abitanti del cielo chi ci pensa?”&lt;/span&gt;

&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;

&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Le due nuvole bianche ormai erano completamente schierate dalla parte della loro sorellina,&lt;/span&gt; e si misero in mezzo per impedire al vento di guardia di spazzarla via. Ogni secondo che passava si arrabbiavano anche loro, fino a quando non diventarono due immense nuvolone grigie cariche di pioggia. Il vento provò ad opporsi con tutte le forze: “Fatula finitula! In questu paesu nessunu piovu! Mai!”; ma quando una delle due nuvolone scaricò il primo lampo e subito dopo fece un urlo da fare impallidire una strega, il vento si battè in ritirata, spaventato e con la coda tra le gambe.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;


&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Fu così che si scatenò il primo temporale nel paese dove non piove mai.&lt;/span&gt; E che temporale! La voce si sparse subito ed altre nuvole arrabbiate si unirono alle loro compagne fino a coprire il cielo. Pioggia e fulmini e tuoni per una settimana. Tutti gli abitanti del paese dove non piove mai, dopo aver capito che quella non era la fine del mondo e che le gocce in fondo non potevano fargli alcun male, iniziarono a divertirsi come dei matti. Festeggiavano la novità e ballavano sotto l’acqua. Gli alberi videro spuntare nuove foglie, gli animali ne approfittarono per darsi una bella lavata, e la nuvoletta arrabbiata alla fine si calmò, e grazie alla sua ribellione il mondo un pochino migliorò.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Storia di: Massimo Tiburli Marini&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-4757000079227120025?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/4757000079227120025/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/12/quando-si-arrabbia-il-cielo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/4757000079227120025'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/4757000079227120025'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/12/quando-si-arrabbia-il-cielo.html' title='Quando si arrabbia il cielo'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-5133430724636577567</id><published>2009-05-15T16:31:00.012+02:00</published><updated>2009-12-19T09:34:56.754+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>il Pollicottero sulla Strada del Vento</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;IL POLLICOTTERO SULLA STRADA DEL VENTO&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;/div&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;In un piccolo paesino sperduto tra le &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;colline del Chissadove&lt;/span&gt;, proprio vicino al grande &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;bosco del Meglio di No&lt;/span&gt;, c’era una lunga strada dritta di cui nessuno era mai riuscito a vedere la fine, si perdeva dritta nel paesaggio fino all’orizzonte, come se fosse il lunghissimo braccio di un gigante che un giorno era passato di lì, s’era sdraiato in terra e non aveva più avuto voglia di andarsene. Non c’era una casa né una fattoria lungo quella strada, non una capanna e nemmeno un crocevia, niente la attraversava e niente la disturbava. Era lì, silenziosa, sola e dritta, da un lato la costeggiavano gli alberi più esterni del bosco, dall’altro un piccolo fiume le scorreva di fianco e campi verdi a perdita d’occhio. &lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Gli abitanti del paese non si avventuravano mai lungo quella strada, ne avevano paura come si ha paura di ciò che non si conosce, e per questo avevano iniziato a raccontare strane leggende, storie di paura che servivano ai grandi per spaventare i bambini, storie di gente partita e mai più ritornata, storie di tempeste e mostri che sorprendevano i viandanti che osavano avventurarsi per quella strada. Aldilà di queste favole c’era però un fatto strano che nessuno riusciva a spiegare: visto che nessuno ci passava mai, la strada dopo qualche tempo avrebbe dovuto riempirsi d’erbacce e piante, la natura avrebbe dovuto ricoprirla come fa di solito quando le si lascia la possibilità. E invece no, neanche per niente. Il tracciato della strada, i sassolini ai due lati separati da una striscia centrale di erba verde, erano sempre lì, perfetti e precisi come se ci passassero mille automobili al giorno. Per questo motivo gli abitanti del paese l’avevano soprannominata &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;LA STRADA DEL VENTO.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt; &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Dicevano, infatti, che di notte, quando nessuno lo poteva vedere, un forte vento passava a spazzare via ogni tentativo d’invasione, e sradicava con cura ogni piccola erbaccia fuori posto, ogni notte, da anni e anni.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;E così la strada del vento se ne stava là, dritta e silenziosa, e nemmeno lei sapeva quando finiva né dove portava, quanto fosse lunga o perché fosse lì. C’era e basta, come tante cose nel mondo che non hanno bisogno d’alcun motivo per esistere, e sono felici così. Come una stella marina o un gatto pasticcione. &lt;/span&gt; 
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;A proposito di animali, dovete sapere che in quella zona, proprio dentro il bosco del Meglio di No, viveva un piccolo e buffo animale, unico nella sua specie, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;un animaletto dalla forma strana, chiamato IL POLLICOTTERO&lt;/span&gt;. A vederlo da lontano poteva sembrare un pollo come tanti: piume marroni, becco a punta e zampe di gallina. Un particolare però lo rendeva davvero speciale: al posto delle piccole ali sui fianchi il nostro animaletto aveva &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;una piccola elica piumosa sopra la testa&lt;/span&gt;, proprio come quella degli elicotteri. Ed ecco spiegato il suo nome. &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg19Q980LrI/AAAAAAAAABg/wXD4njpte70/s1600-h/pollicottero+1.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 255px; height: 326px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg19Q980LrI/AAAAAAAAABg/wXD4njpte70/s320/pollicottero+1.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336058863964925618" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Grazie a quest’elica il pollicottero era in grado di alzarsi da terra e spiccare dei piccoli voli, di solito di pochi metri, anche perché per far muovere l’elica doveva concentrarsi moltissimo, strizzava gli occhi e tratteneva il respiro, e tutto ciò gli costava davvero tanta fatica. Il pollicottero era anche un po’ pigro e mangiava solo una volta la  settimana, inoltre era un animale molto triste e brontolone. Chi lo avesse incontrato per sbaglio, avrebbe sentito un continuo borbottare, un lamento senza fine su quanto difficile e faticosa fossa la vita di un pollicottero. In realtà passava tutto il giorno nel bosco a dormire e prendere il sole, e non aveva altra preoccupazione che quella di lisciarsi le piume. Si comportava così perché si sentiva solo, non aveva amici perché tutti gli animali del bosco pensavano che gli piacesse stare solo e anche, a dire il vero, molti di loro lo prendevano in giro a causa del suo buffo aspetto.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Non aveva neanche una famiglia, era nato da un uovo in cima ad un albero, e nessuno sapeva come ci fosse finito né chi ce lo avesse portato. Del resto in giro per il bosco non si era mai visto qualcuno o qualcosa che gli assomigliasse solo un pochino.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Così un bel giorno, accompagnato dal suono del suo brontolare, decise di uscire dal bosco, di andarsene via senza neanche sapere bene il perché. Forse per cercare la sua famiglia, forse perché si era stancato di mangiare semi di betulla, o forse solo perché aveva voglia di cambiare aria. Fu così che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il pollicottero si ritrovò tutto solo lungo la strada del vento&lt;/span&gt;, zampettava a testa bassa e ad ogni passo si sentiva più triste e solo, in quello spazio immenso, lungo quella strada che non finiva mai. Stava già per decidere di tornare indietro quando un piccolo sbuffo di vento lo colpì da dietro, fece ruotare la sua elica quel tanto che bastava per fare un piccolo salto in avanti. Il pollicottero era sorpreso e felice, per la prima volta nella vita era riuscito a volare senza sforzarsi neanche un po’. Incoraggiato da questa novità decise di proseguire, e ogni volta che si stancava, si scoraggiava e ricominciava a brontolare, un soffio di vento sempre più forte lo spingeva avanti.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Oramai il giorno stava per finire&lt;/span&gt; e il sole, rosso per la vergogna di essere così bello, stava scendendo lentamente dietro l’orizzonte per andare a riposarsi, quando il pollicottero si fermò in mezzo alla strada del vento, deciso a scoprire il mistero di quelle spinte che lo facevano volare, chi fosse e perché voleva farlo continuare lungo una strada che non portava da nessuna parte?&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Allora gonfiò il petto, alzò la testa, gettò uno sguardo intorno e con quanta più voce aveva in corpo urlò:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“SI PUÓ SAPERE COSA VUOI DA ME? CHI SEI?? DOVE MI VUOI PORTARE??? FATTI VEDERE SE NE HAI IL CORAGGIO!!!”&lt;/span&gt;   &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Disse questo tutto d’un fiato e tirò un lungo respiro subito dopo aver finito, non aveva mai detto tante parole a voce alta in una volta sola. &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg19RCZrLHI/AAAAAAAAABo/tbGS6b-PWFI/s1600-h/pollicottero+2.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 409px; height: 279px;" src="http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg19RCZrLHI/AAAAAAAAABo/tbGS6b-PWFI/s320/pollicottero+2.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336058865159711858" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Per un po’ ci fu solo silenzio, poi quando il pollicottero stava per andarsene sconsolato, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il vento soffiò fortissimo e lo alzò da terra come mai prima di quel momento, lo spinse altissimo e lo tenne lì&lt;/span&gt;, sospeso in aria come una mongolfiera. Dalle correnti d’aria in pochi secondi iniziò a formarsi il profilo di un volto: &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;il volto del vento della strada del vento&lt;/span&gt;. Due occhi e allegri e i capelli mossi, con una voce che sembrava un soffio parlò:&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;“Amico mio, come te son solo anch’io.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Neanche un secondo posso star fermo&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;E la mia vita sembra un inferno.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Porto le foglie, le nuvole e i fiori&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Sperando che qualcuno di me s’innamori.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Per la mia strada mai una persona&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Né brutta né bella né buffa né buona.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Resta con me e sarai sempre in volo&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Viaggeremo insieme e non sarai più solo”.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Con queste parole il vento si placò, posò in terra il pollicottero che, un po’ stordito, si mise a pensare. Gli servì poco tempo, un sorriso e una scrollata di piume e il suo destino era già deciso.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Ancora oggi si raccontano storie di un pollo volante sulla strada del vento, alcuni dicono che sono solo favole, altri giurano di averli visti volare, insieme, il vento e il suo amico lungo la strada che non finisce mai.
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;STORIA: Massimo Tiburli Marini&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DISEGNI: Susanna TIburli Marini&lt;/span&gt;
&lt;/span&gt;  &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-5133430724636577567?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/5133430724636577567/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/05/il-pollicottero-sulla-strada-del-vento.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/5133430724636577567'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/5133430724636577567'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/05/il-pollicottero-sulla-strada-del-vento.html' title='il Pollicottero sulla Strada del Vento'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg19Q980LrI/AAAAAAAAABg/wXD4njpte70/s72-c/pollicottero+1.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8746865392030643625.post-5768433994976018037</id><published>2009-05-15T15:14:00.010+02:00</published><updated>2009-12-19T09:46:19.408+01:00</updated><category scheme='http://www.blogger.com/atom/ns#' term='favole'/><title type='text'>Perchè?</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div style="text-align: center;"&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;PERCHÉ?&lt;/span&gt;
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 &lt;/div&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Nei sobborghi di una grande città viveva un gruppo di animali liberi.&lt;/span&gt; Una vecchia fabbrica abbandonata era la loro casa. In città tutti sapevano che quando un animale veniva abbandonato quello era l’unico posto dove poteva rifugiarsi. Gli animali che avevano la fortuna di avere una famiglia ne parlavano con terrore, come un luogo fantastico di paura dove si finiva quando si faceva un torto al proprio padrone. In realtà gli animali che ci vivevano non se la passavano così male. Certo, all’inizio se l’erano vista brutta, ognuno di loro pensava di non riuscire a sopportare il dolore di essere stato abbandonato, e passavano i primi giorni a disperarsi e a chiedersi cosa mai avessero fatto per meritarsi quel destino. Poi, superata la disperazione e mossi dalla fame, raggiungevano la famosa fabbrica degli animali, dove subito qualche anziano ospite gli spiegava che non era colpa loro se erano stati abbandonati, che gli uomini a volte sono crudeli, e che in fondo per loro poteva cominciare una nuova vita.
&lt;br /&gt;
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 E infatti era proprio così. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;La libertà è come un mare di caramelle, come un aquilone che perde il filo e vola verso il cielo, è una cosa immensa che può fare impazzire dalla gioia o spaventare per la profondità.&lt;/span&gt; &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Tutti gli animali, dopo aver provato questa sensazione non sarebbero tornati indietro neanche per tutte le polpette del mondo! Nessuno gli diceva cosa fare, dove dormire o quando mangiare, non dovevano aspettare nessuno per fare una passeggiata né essere sgridati se gli scappava un bisogno. Perciò vivevano felici, senza litigare tra loro: cani, gatti, pappagalli, serpenti, procioni, tigrotti, canarini, pesci e anche un vecchio orso bruno, sempre tranquillo e sonnacchioso, il saggio del gruppo. Si chiamava TOTÓ. A lui si rivolgevano gli altri animali quando c’era un problema da risolvere o quando avevano bisogno di un consiglio. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;
&lt;br /&gt;
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&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Un bel giorno un nuovo ospite arrivò alla fabbrica&lt;/span&gt; d&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;egli animali, era un piccolo cagnolino, dalle zampe corte e le orecchie lunghe, così lunghe che gli cadevano sempre davanti agli occhi, lui soffiava con la bocca e quelle r&lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7TUpZXI/AAAAAAAAABI/Gb2Ur4QHgGQ/s1600-h/percane.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 290px; height: 287px;" src="http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7TUpZXI/AAAAAAAAABI/Gb2Ur4QHgGQ/s320/percane.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336038700535604594" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;icadevano giù.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Si chiamava GEPPO e quando arrivò alla fabbrica degli&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; animali era stanco morto, affamato, triste e disorientato. &lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Si&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; era&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt; perso per strada e non era riuscito a farsi dare indicazioni perché, diceva, dopo un po’ nessuno voleva rispondere alle sue domande, e presto capiremo perché. &lt;/span&gt; 
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&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Tutti gli animali si fecero intorno  per dargli il benvenuto&lt;/span&gt; e lui, non appena si trovò circondato da tutte quelle facce nuove, riprese entusiasmo ed energia, cominciò a scodinzolare e prese a fare domande:&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;”perché siete qui?”&lt;/span&gt; Un vecchio gatto gli rispose:”per darti una buona accoglienza!”, Geppo, senza neanche aspettare che quello avesse finito, attaccò:”e perché siete così tanti?” allora il pappagallo, con la sua voce a cantilena disse:”perché tanti sono gli animali che vengono abbandonati” e Geppo:”e perché siete stati abbandonati?”, intervenne un simpatico cane lupo:”perché i nostri padroni si erano stufati di tenerci con loro”. Senza dare un attimo di tregua Geppo continuò:”e perché non siete arrabbiati?”, questa volta fu il serpente a rispondere:”perché &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;abbiamo capito che stiamo benissimo senza padroni&lt;/span&gt;”.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Con tutta questa raffica di domande, alcuni animali cominciarono ad infastidirsi e alcuni di loro se ne andarono un po’ scocciati borbottando a bassa voce:”ma cosa vuole questo? È appena arrivato e ci fa l’interrogatorio!”. I più pazienti invece restarono lì, mentre Geppo continuava senza sosta:”perché avete scelto una fabbrica? Perché lui ha una zampa storta? Perché il canarino non canta? Perché? Perché?? Perché???”. Oramai non aspettava neanche le risposte, sembrava una macchinetta rotta sulla valvola del perché.
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&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli animali lo osservavano sconvolti&lt;/span&gt;, quando BIRBA, un gatto sveglio e grande osservatore, fece notare al suo vicino un particolare che era sfuggito a tutti: una macchia sul muso di Geppo, proprio sopra il naso, aveva la forma perfetta di un punto interrogativo. &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7nQOWSI/AAAAAAAAABQ/2u-8a3nplwM/s1600-h/gatto.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 256px; height: 320px;" src="http://4.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7nQOWSI/AAAAAAAAABQ/2u-8a3nplwM/s320/gatto.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336038705885763874" border="0" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Incuriosito da quella strana coincidenza, Birba approfittò di un momento in cui Geppo stava riprendendo fiato dalle sue mille domande, e lo bruciò sul tempo:&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;”perché chiedi sempre perché?”&lt;/span&gt; gli domandò. Ci fu un attimo di silenzio. Geppo, colto di sorpresa, rimase immobilizzato come una statua di gesso, gli occhi spalancati e un’espressione incredula. Restò così per un po’, mentre tutti lo fissavano divertiti. Poi tutto d’un tratto, come colto da un’ispirazione, cominciò a ripetere la stessa domanda con tutta la voce che aveva in corpo:”perché chiedo sempre perché? Perché chiedo sempre perché? Perché chiedo sempre perché?”. Geppo era andato in tilt come un videogioco, non poteva far altro che ripetere all’infinito la stessa domanda, la domanda delle domande.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
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 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Gli animali che erano rimasti fino a quel momento, &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;pensarono che il povero cagnolino avesse perso definitivamente l’uso della ragione&lt;/span&gt;, e un po’ alla volta lo abbandonarono con un’alzata di spalle al suo destino interrogativo.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Sul fondo, appoggiato ad una parete a prendere il sole, se ne stava in disparte &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Totò, il vecchio orso&lt;/span&gt;, che aveva assistito a tutta la scena senza mai intervenire. Quando tutti se ne furono andati, e il povero Geppo girava su se stesso continuando a chiedere al vento:”perché chiedo sempre perché?”, Totò si alzò con grande calma e si avvicinò a lui con passi così lenti che sembravano al rallentatore, lo fece fermare posandogli la sua enorme zampa sul muso, lo guardò dritto negli occhi e rispose alla domanda che Geppo gli rivolgeva ormai disperato:”tu chiedi sempre perché…perché è nella tua natura. &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Sei un PERCANE. Vedi questo punto interrogativo sul tuo muso?&lt;/span&gt; È il segno inconfondibile che contraddistingue &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;GLI ANIMALI DEL PERCHÉ.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;/span&gt;&lt;a onblur="try {parent.deselectBloggerImageGracefully();} catch(e) {}" href="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7y-uQFI/AAAAAAAAABY/_5gst9SR0WU/s1600-h/percane%2Borso.jpg"&gt;&lt;img style="margin: 0pt 10px 10px 0pt; float: left; cursor: pointer; width: 320px; height: 277px;" src="http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7y-uQFI/AAAAAAAAABY/_5gst9SR0WU/s320/percane%2Borso.jpg" alt="" id="BLOGGER_PHOTO_ID_5336038709033582674" border="0" /&gt;&lt;/a&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Gli animali del perché sono nati per fare domande&lt;/span&gt;, e ogni risposta che ricevono non serve ad altro che a far nascere in loro una nuova domanda. Ma non essere triste, appartieni ad una specie di eletti e non sei solo. Gli animali del perché sono cercatori di verità, e la loro curiosità serve a tutti gli altri per riflettere sulla realtà e non accontentarsi di risposte facili. Non dare retta a quelli che ti dicono che un vero animale non deve chiedere mai, visto che per sapere qualcosa bisogna prima avere il coraggio di chiederla!”. &lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Per la prima volta in tutta la sua vita Geppo era riuscito ad ascoltare senza interrompere, ma appena Totò ebbe finito di dire quelle parole, non ce la fece a trattenersi e chiese:”perché non riesco più a smettere di chiedere perché?”. Totò, col suo faccione buono, non fece una piega e disse:”la sete di conoscenza di un animale del perché può essere saziata soltanto bevendo l’acqua limpida che scorre nel &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;FIUME DELLE RISPOSTE che si trova nel PAESE DELLA VERITÁ.&lt;/span&gt; È quello il posto dove devi andare, lì incontrerai i tuoi simili, e se sarai abbastanza fortunato potrai avere la risposta che risponde a tutte le domande dell’universo.”. Geppo stavolta sembrava convinto e decise di partire immediatamente per raggiungere il paese della verità. Prima di andare Totò gli spiegò la strada, lo avvertì dei mille pericoli che avrebbe incontrato lungo la via e gli consegnò due frutti per sfamarsi durante il viaggio, due frutti speciali: le pere del sapere. Gli disse di mangiarne un pezzettino ogni volta che una domanda lo avesse tormentato, e per un po’ la sua fame si sarebbe placata.&lt;/span&gt; 
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Fu così che &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Geppo, dopo aver ringraziato il vecchio Totò, partì determinato a raggiungere quel posto magico &lt;/span&gt;in cui avrebbe finalmente trovato una risposta per ogni domanda. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Il viaggio fu lungo e stancante, molte volte fu tentato di tornare indietro e cominciava a chiedersi:”perché devo faticare così tanto? Perché questo paese non arriva mai?” e via dicendo.&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Allora si fermava, mangiava un boccone delle pere del sapere e trovava la forza per continuare. Un bel giorno, quando ormai le pere stavano per finire e Geppo era sempre più tormentato da un milione di domande, vide finalmente il segnale che Totò gli aveva indicato per capire che era arrivato: “non ti puoi sbagliare, vedrai una grande roccia dalla forma di punto esclamativo proprio in mezzo a due montagne”, gli aveva detto,   “ dietro quel punto comincia il paese della verità!”.&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;br /&gt;
 &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Una volta arrivato &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;Geppo vide davanti a sé un paesaggio meraviglioso:&lt;/span&gt; prati verdi e alberi pieni di frutti, fiori e farfalle, laghi e cascate e tanti animali diversi quanti non ne aveva mai visti prima. Tutti con un punto interrogativo sul muso proprio come il suo: c’erano il PERCAVALLO, IL PERCERVO, IL PERCONIGLIO, IL PERCASTORO, IL PERCALABRONE, IL PERCINGHIALE e tanti altri ancora. Chi dormiva, chi mangiava, chi giocava e chi guardava le nuvole, ognuno era felice e soprattutto nessuno aveva domande da fare. Geppo restò a bocca aperta per qualche secondo, poi si avvicinò ad un PERCERBIATTO e chiese:”perché nessuno domanda niente qui?”, il percerbiatto non si prese neanche la briga di rispondere, gli fece un sorriso e con un gesto della testa indicò il fiume delle risposte dietro di lui. Geppo capì al volo e &lt;span style="font-weight:bold;"&gt;si precipitò a bere l’acqua del fiume magico&lt;/span&gt;. Ne bevve finché poté, finché si ritrovò una pancia così gonfia da non riuscire più a muoversi. Si sdraiò sull’erba, fece un ruttino e si accorse che tutti gli animali si erano radunati intorno a lui. Un varco si aprì tra la folla, e Geppo vide rotolare in mezzo agli animali del perché un enorme punto verde con due occhi e una bocca. Il perconiglio fece le presentazioni:”caro amico percane, ecco a te l’inventore di questo splendido posto: IL PERCERTO!”. Il percerto fece una grande risata, aspettò che Geppo si riprendesse un attimo e poi gli chiese:”come ti senti?” e Geppo:”benone!” “e perché?” fece il percerto. &lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Geppo ci pensò un secondo, si guardò intorno e rispose:”perché ho capito che l’unica risposta è che non c’è un perché!”&lt;/span&gt; &lt;span style="font-family:courier new;"&gt;Da quel giorno Geppo divenne a tutti gli effetti un animale della grande famiglia del paese della verità, dove meno ci si affanna e meglio si sta.

&lt;/span&gt;&lt;span style="font-family:courier new;"&gt;&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;STORIA: Massimo Tiburli Marini&lt;/span&gt;
&lt;br /&gt;
&lt;span style="font-weight: bold;"&gt;DISEGNI: Susanna TIburli Marini&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;
 &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8746865392030643625-5768433994976018037?l=favolette.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://favolette.blogspot.com/feeds/5768433994976018037/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/05/perche_15.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/5768433994976018037'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8746865392030643625/posts/default/5768433994976018037'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://favolette.blogspot.com/2009/05/perche_15.html' title='Perchè?'/><author><name>massimo t.marini</name><uri>http://www.blogger.com/profile/05042195286389320883</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='32' height='29' src='http://1.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1fulcHNWI/AAAAAAAAAAM/TOVY_py351A/S220/percane.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_1ghuGm32ddw/Sg1q7TUpZXI/AAAAAAAAABI/Gb2Ur4QHgGQ/s72-c/percane.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry></feed>
